Olio extravergine di oliva, uno nuovo strumento per dirci se è vero o “tarocco”


Forse non sarà uno in grado di mettere i consumatori al riparo da odiose truffe, ma è uno strumento importante, un passo avanti contro la contraffazione dei prodotti agroalimentari, da sempre eccellenza del made in Italy da difendere. Si basa sull’analisi spettroscopica e può essere effettuato ovunque, anche nel punto vendita e su singole confezioni. I Nas, così come le altre forze dell’ordine incaricate di indagare sulle frodi alimentari, potrebbero avere uno strumento in più per analizzare ciò che viene venduto come olio extravergine di oliva e verificare che sia effettivamente tale. Funziona così. Si versa una piccola quantità di olio in un contenitore di quarzo e si lascia che uno spettrometro rilevi la firma spettroscopica di alcuni componenti dell’olio (luteina, feofitina-a, feofitina-b e beta-carotene) che, a seconda della concentrazione rinvenuta, danno un’indicazione sicura su ciò che realmente è quell’olio.

(continua dopo la foto)



 

E se l’Italia è il principale (in qualità) produttore di olio extra vergine di oliva nel mondo, anche lo strumento che intende difenderlo dalle aggressioni dei “falsari” è frutto di lavoro tutto italiano, di una ricerca durata quattro anni presso il dipartimento di Chimica dell’Università di Pisa. E, va detto, arriva in un momento cruciale per la olivicoltura italiana. Da una decina di anni gli oli italiani sono infatti al centro di inchieste che hanno portato alla luce episodiche truffe e sofisticazioni che hanno danneggiato l’intero settore, anche se avvenute in realtà specifiche e relativamente modeste rispetto al mercato. A inizio del 2014 anche l’export del settore ha subito un brutto colpo a seguito di un’inchiesta del New York Times che ha messo in discussione l’italianità dell’olio prodotto nel Belpaese, la filiera dell’olivicoltura e i Nas.

L’Italia – come spiega la Coldiretti – è il secondo produttore mondiale di olio di oliva, dopo la Spagna, con circa 250 milioni di piante su 1,2 milioni di ettari di terreno. Il fatturato del settore è stimato in 2 miliardi di euro, con le esportazioni che, nel 2013, hanno superato 1,2 miliardi di euro: e, fuori dall’Unione europea, gli Usa rappresentano il principale mercato. Visti i volumi di prodotto e di denaro in gioco diventano dunque evidenti l’importanza e il valore del nuovo metodo di analisi, che può efficacemente sostituire quello più lungo e costoso che si effettua oggi, e che per adesso è l’unico riconosciuto nell’ambito dell’Unione europea.