Alzi la mano chi non usa il basilico per insaporire i piatti. Attenzione però: ecco cosa è stato scoperto sulla pianta regina dell’estate (e come comportarsi di conseguenza)


 

Il basilico, che bontà! Alzi la mano chi non usa le foglioline di questa pianta per dare sapore alle pietanza, dalla pasta al pomodoro all’insalata, dalla caprese e perché no, ai secondi. Senza dimenticare, poi, che è l’ingrediente principale del pesto alla genovese, uno dei sughi più famosi, amati e soprattutto gustosi. C’è una brutta notizia però che riguarda proprio il basilico: potrebbe essere pericoloso.

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Parliamo proprio di quello che si usa per il pesto. Motivo? Per questa salsa si usano le piante più basse di 10 cm e proprio queste contengono una sostanza denominata metileugenolo e classificata come cancerogena nel 2000 dal National Program of Toxicology. La scoperta era stata fatta dal Centro di Biotecnologie di Genova, che aveva realizzato uno studio per spiegare perché il pesto genovese doc fosse più buono degli altri. Gli esami eseguiti sul metileugenolo sono stati svolti su topi da laboratorio e i ricercatori hanno notato che la sostanza cancerogena si trova proprio nelle piantine sotto i 10 cm, quelle più alte, invece, non la contengono più.

 

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Attenzione. Gli esperti che hanno condotto la ricerca, per evitare allarmismi, hanno anche precisato che ”ulteriori studi sono necessari per valutare se esista un rischio reale associato con il consumo di basilico ricco in metileugenolo, per ora suggeriamo di preparare il pesto con piantine di basilico alte almeno 16 centimetri, dove la quantità di metileugenolo è molto ridotta”. Questo articolo risale a 15 anni fa, al 2001, ed è stato poi ripreso nel 2004 dal dottor Francesco Sala, ordinario di Botanica Generale e Biotecnologia presso l’Università di Milano e membro della Fondazione Umberto Veronesi. Nel corso di una conferenza stampa, Sala ha confermato che nelle piante giovani di basilico è contenuta una quantità di metileugenolo 600 volte superiore ai valori stabiliti da normative sanitarie.

Ma allora la domanda fondamentale: il pesto doc può essere cancerogeno? Solo se realizzato con le foglie delle piantine molto giovani – quelle che vanno dai 2 agli 8 centimetri – Perciò il consiglio è quello di preparare il pesto con quelle delle piante adulte, ovvero oltre i 18 o 20 cm.

 

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