“La mia casa è in ristrutturazione e sto cercando un alloggio che sia degno”. Così, la “contessa”, aveva girato tutti gli alberghi più lussuosi della città, fino a quando quel piccolo particolare non ha fatto insospettire qualcuno e… Da non crederci


 

Con il tempo avevano imparato a conoscerla: la chiamavano la contessa, per quei suoi modi distinti e lo charme da vera signora. Un personaggio che era diventato talmente radicato dentro la 75enne Arianna Ricciardi, un’ex impiegata in pensione, da sostituirsi con la realtà.

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E così per anni ha raccontato di essere una dama alla ricerca di un alloggio adeguato al suo rango durante la ristrutturazione della propria casa di via di Romagna dalla quale però è stata sfrattata per morosità. E alloggio ha trovato in svariati hotel e alberghi della città senza però pagare i conti. L’ultimo, di 14mila euro, al Palace Suite tra via Dante e via San Nicolò. I problemi con la giustizia risalgono al febbraio 2011 quando la donna finì nei guai per insolvenza fraudolenta: la polizia l’aveva acciuffata all’hotel “Al viale”.

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In quel caso si trattava di 12mila euro non pagati nei confronti del Savoia Excelsior sulle Rive. La donna si faceva portare i pasti in camera (pesce e vino pregiato) fino ad accumulare una cifra che all’epoca dei fatti aveva sfiorato i duemila euro. Ogni volta la “contessa” cadeva dalle nuvole e si difendeva parlando di equivoci. Per un altro periodo, la donna ha soggiornato al residence “Le Terrazze” accumulando un conto di 3mila e 200 euro.

 

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In quell’occasione erano intervenuti i carabinieri su chiamata dell’albergatore. La storia è andata poi avanti fino a oggi, quando, scrive il Gazzettino, in Tribunale, davanti al giudice Francesco Antoni, il caso penale si è chiuso con la rinuncia alla querela per la scomparsa delle chiavi della suite (appropriazione indebita) dove la donna aveva lasciato alcuni effetti personali sparendo nel nulla. Resta in piedi la causa civile sul conto da 14mila non pagato dopo tre mesi in suite, dove sia la contessa al momento però, non è dato sapere.

 

”Il dramma dell’aeroporto”. Come nel film The Terminal, ma stavolta il protagonista ha 8 anni e succede davvero: il bimbo bloccato lì da 10 giorni, senza avere colpe… E, inevitabile, monta la polemica