Pane, finalmente la buona notizia. Fresco o surgelato? Mai più fregature…


 

Il filone precotto o surgelato ha i giorni contati. Il deputato Pd, Giuseppe Romanini, ha infatti presentato una proposta di legge che ha l’obiettivo di difendere le produzioni di qualità e migliorare l’informazione al consumatore, mettendolo nelle condizioni di sapere se sta acquistando un prodotto fresco presso un panificio tradizionale oppure un prodotto che è stato solo cotto nel punto vendita. In particolare, nella proposta di legge n. 3265 ‘Disposizioni in materia di produzione e vendita’, si definisce pane “il prodotto ottenuto dalla cottura totale o parziale di una pasta convenientemente lievitata, preparata con sfarinati di grano, acqua e lievito, con o senza aggiunta di cloruro di sodio o sale comune”.

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Il pane ottenuto da una cottura parziale, invece, se è destinato al consumatore finale, deve essere contenuto in imballaggi singolarmente preconfezionati recanti in etichetta, “in modo evidente”, la denominazione di pane “parzialmente cotto” o altra equivalente. Nel caso di prodotto surgelato l’etichetta deve riportare le indicazioni previste dalla normativa vigente in materia di prodotti alimentari surgelati, nonché la dicitura “surgelato”. Sanzioni severe per chi non rispetta la legge: “la violazione degli obblighi comporta l’immediata sospensione dell’attività e, nei casi più gravi, il ritiro delle autorizzazioni amministrative rilasciate dagli enti competenti”. L’intento è di tutelare la tipicità e la specificità del pane artigianale italiano, un patrimonio che conta circa 200 specialità, di cui 95 già iscritte nell’elenco del ministero delle Politiche agricole alimentari e forestali, un settore del valore di 7 miliardi di euro con 400.000 addetti operanti in 25.000 imprese, in gran parte di dimensioni familiari, che sfornano in media 100 chilogrammi di pane al giorno ciascuna.

Caffeina news by adnKronos

(www.adnkronos.com)

 

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