Nel Palazzo, certe notizie arrivano così: senza preavviso, nel tardo pomeriggio, e in pochi minuti cambiano l’aria nei corridoi. Un incarico che si lascia, una porta che si chiude, un’altra che si apre lontano da Roma. E intanto, inevitabile, parte il tam tam: perché proprio adesso? E che effetto avrà sugli equilibri?
La data è quella di lunedì 9 febbraio 2026. E la sorpresa, questa volta, non ha a che fare con scosse interne o frizioni di maggioranza. Dietro c’è piuttosto un passaggio di carriera che sposta il baricentro fuori dai confini italiani, verso un ruolo internazionale destinato a pesare parecchio nei rapporti con l’altra sponda dell’Atlantico.

Il colpo di scena alla Farnesina: arriva l’addio
Giorgio Silli ha rassegnato le dimissioni da sottosegretario agli Esteri e dunque lascia il governo guidato da Giorgia Meloni. Una scelta che diventa effettiva proprio oggi e che, per chi segue i dossier di politica estera, segna un avvicendamento tutt’altro che banale: Silli era considerato una presenza costante sui tavoli più delicati del Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale.
Il punto, però, è che questa uscita non nasce da uno scontro politico. Il motivo è un nuovo incarico, già nell’aria da mesi tra gli addetti ai lavori, ma che ora diventa realtà e rende inevitabile il passo indietro dal governo.

La nuova poltrona (internazionale) che cambia tutto
Silli lascia la Farnesina per assumere la guida dell’Iila, l’Organizzazione internazionale italo-latino americana, con il ruolo di segretario generale. Un organismo che per l’Italia è un ponte strategico: cooperazione economica, sociale e culturale, progetti che spaziano dalla sostenibilità all’innovazione, e un dialogo costante con l’America Latina.
La sua nomina, in realtà, era stata definita già in estate: il 28 luglio Silli era stato eletto all’unanimità dai 21 ambasciatori dei governi membri. Un voto compatto che racconta quanto, fuori dall’Italia, venga riconosciuta la sua capacità di mediazione e la familiarità con gli equilibri geopolitici tra Roma e le capitali latinoamericane.
Il retroscena politico: il cambio di partito e le domande sulla successione
Negli ultimi mesi il nome di Silli era tornato spesso sotto i riflettori anche per ragioni interne. A ottobre, infatti, aveva lasciato Noi moderati per aderire a Forza Italia, una scelta che aveva fatto discutere e che aveva consolidato la sua collocazione nell’area di centrodestra.
Ora, con le dimissioni, la domanda diventa inevitabile: chi prenderà il suo posto agli Esteri? Perché, anche se l’addio è legato a un incarico tecnico e di alto profilo, l’uscita di scena apre automaticamente il tema della sostituzione e del nuovo assetto su deleghe e dossier che, in questo periodo, pesano più che mai.
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