Periodo nero per Giuseppe Conte. Come riporta Luigi Frasca su Il Tempo oltre ai problemi interni ai 5 Stelle arrivano altri guai. Come molti sanno nelle ultime ore Chiara Appendino si è dimessa da vicepresidente del Movimento. L’ex sindaca di Torino ha reso nota la sua decisione durante il Consiglio nazionale di ieri, sabato 18 ottobre, dichiarando: “È tempo di rimetterci tutti in discussione”.
Alla base di questa scelta l’appiattimento, a suo dire, dei Cinque Stelle sulle posizioni del PD. Giuseppe Conte ha commentato gelido: “Fai male al M5S”. All’orizzonte ci sono le importanti elezioni regionali in Campania dove i pentastellati candidano Roberto Fico (si vota il 23 e 24 novembre). Ma ora viene fuori una grana di carattere economico per Conte, o meglio per una persona a lui vicinissima.
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Altra grana per Giuseppe Conte: i problemi finanziari dell’azienda di famiglia della compagna Olivia
Non solo la politica per Giuseppe Conte c’è un altro fronte, quello dei conti legati alla famiglia della compagna Olivia. A casa, per l’ex premier non va meglio che in politica: svanito l’effetto dei decreti Covid firmati a suo tempo, resta da tamponare il fiume di perdite del gruppo Paladino. Il marchio “Sorelle Fontana”, emblema del made in Italy negli Anni Cinquanta e poi acquistato nel 1992 dal suocero di Conte, è in affanno. A rivelarlo un’inchiesta pubblica che mette in fila numeri e criticità senza sconti.

Dal 2020 ad oggi, la società che ha vestito i grandi del pianeta ha chiuso sempre in rosso. 166.913 euro nel 2020, poi 328.567 euro nel 2021, quindi altre perdite per 114.709 euro nel 2022, un ulteriore passivo di 232.070 euro nel 2023 e infine l’ultima flessione da 148.850 euro.


“In tutti e cinque gli anni il patrimonio netto della società – spiega la testata diretta da Franco Bechis – è stato negativo, ogni anno di più. In questa situazione una società a norma di codice civile deve convocare, senza indugio, l’assemblea dei soci chiedendo loro di mettere mano al portafoglio e ricostituire il capitale“.
“Quest’obbligo – prosegue l’articolo – è stato derogato però proprio da una norma di legge che porta la firma di Conte quando era presidente del Consiglio: l’articolo 6 del decreto-legge 23 del 2020. Eravamo in periodo Covid e tutta l’Italia era stata chiusa da Conte: ovvio che le imprese si trovassero in difficoltà, per cui è stato concesso loro di non portare i libri in tribunale dando 5 anni di tempo per coprire quelle perdite. La norma è stata poi prorogata sia per l’anno 2021 che per il 2022. E la sua efficacia è venuta meno a partire dal bilancio 2023“.
M5s, Appendino si dimette da vice-presidente del Movimento


