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Meloni diserta il vertice con i leader europei, poi la scoperta sul motivo

Certe assenze pesano più di mille dichiarazioni. E quando succedono nel momento sbagliato, davanti alle persone sbagliate, diventano immediatamente un caso. Nelle ultime ore, intorno alla premier Giorgia Meloni è esplosa una polemica che mescola diplomazia, agenda improvvisamente cambiata e un dettaglio inatteso che ha fatto sorridere qualcuno e infuriare molti altri.

Perché mentre in Europa si discutevano dossier delicatissimi, dall’Ucraina all’allargamento dell’Unione, da una località affacciata sull’Adriatico è arrivata una comunicazione secca, quasi frettolosa. E da lì è partito il domino: domande, retroscena, ironie nelle delegazioni e un’opposizione che parla apertamente di figuraccia internazionale.

Il teatro della vicenda è Tivat, in Montenegro, dove era in programma il vertice Europa-Balcani. Un appuntamento tutt’altro che simbolico: sul tavolo c’erano i rapporti con i Paesi dei Balcani occidentali, le strategie comuni e, sullo sfondo, l’equilibrio politico in un’Europa che sta cercando di ricompattarsi. Nel primo pomeriggio, alle 13.49, arriva la notizia: la presidente del Consiglio italiana non ci sarà. Meloni era attesa almeno per l’ultima sessione di lavoro insieme agli altri leader. E invece, niente. Ufficialmente, un imprevisto di agenda. Ma è bastato questo per far partire il “giallo”.


Da Palazzo Chigi la spiegazione parla del “protrarsi della cerimonia celebrativa del 212° annuale di fondazione dell’Arma dei Carabinieri” a Reggio Calabria. Un evento importante, solenne, con la premier presente sul lungomare Falcomatà accanto ai ministri Guido Crosetto, Matteo Piantedosi e Paolo Zangrillo.

Il problema è che, per molti, la giustificazione non basta. Anche perché, ricostruzione alla mano, Meloni avrebbe lasciato la Calabria intorno alle 14. A quel punto, ci si aspettava la partenza verso il Montenegro. E invece l’aereo di Stato avrebbe puntato su Roma. È qui che la storia cambia tono: da semplice contrattempo a caso politico. Perché quando un vertice internazionale va avanti senza di te e nel frattempo ti sposti altrove, l’impressione che resta è quella di una scelta. Voluta o subita, poco importa: il rumore, ormai, era già partito.

A complicare ulteriormente il quadro c’è un altro appuntamento, successivo alle celebrazioni per l’Arma. Dopo l’evento ufficiale, la premier avrebbe partecipato anche alla presentazione di un francobollo commemorativo dedicato ai Carabinieri, alla Prefettura di Reggio Calabria. Un’iniziativa che, secondo quanto emerso, non risultava nell’agenda ufficiale pubblicata sul sito del Governo. E tanto è bastato per scatenare interpretazioni, letture politiche e una scia di commenti che, a Tivat, qualcuno avrebbe liquidato con ironia parlando proprio di “giallo del francobollo”.

Nel frattempo, al vertice non mancavano i “pezzi grossi” con cui Meloni avrebbe dovuto incrociarsi: Emmanuel Macron, il cancelliere tedesco Friedrich Merz e rappresentanti del Regno Unito, protagonisti in queste settimane su iniziative diplomatiche legate ai negoziati di pace in Ucraina.

La presidente del Consiglio, secondo quanto riferito, avrebbe avvisato personalmente il presidente montenegrino Jakov Milatović e il presidente del Consiglio europeo António Costa, manifestando rammarico per l’impossibilità di arrivare in tempo. Ma l’effetto, tra sorpresa e malizia, era già difficile da fermare. In Italia, la reazione politica è stata immediata. Le opposizioni hanno letto l’assenza come molto più di un problema logistico: per alcuni sarebbe il segnale di un’Italia sempre più ai margini dei tavoli che contano, proprio mentre Europa e alleati cercano una linea comune su Ucraina e sicurezza.

Piero De Luca, capogruppo del Partito Democratico in Commissione Affari europei della Camera, ha parlato di possibile “incidente diplomatico“, mettendo in discussione la reale volontà del Governo di confrontarsi sui dossier più sensibili e sul rapporto con Parigi e Berlino. Matteo Renzi ha puntato il dito su un’altra lettura: secondo lui l’assenza potrebbe essere legata al malcontento per l’esclusione dell’Italia da alcune iniziative diplomatiche recenti promosse da Francia, Germania e Regno Unito.

Ancora più duro Riccardo Magi, che ha definito “grottesche” le spiegazioni fornite, mentre Giuseppe Conte ha collegato la vicenda alle dinamiche internazionali tra Stati Uniti, NATO e guerra in Ucraina, accusando l’esecutivo di aver perso centralità. Si è fatta sentire anche Daniela Ruffino di Azione, secondo cui il comportamento della premier rischierebbe di incidere sulla reputazione dell’Italia in una fase delicata e piena di incroci diplomatici. Intanto, sempre a Reggio Calabria, la ministra del Lavoro Marina Calderone ha partecipato a un incontro dedicato al contrasto del caporalato, annunciando un rafforzamento dei controlli nel settore agricolo.

La ministra ha parlato dell’aumento degli ispettori del lavoro e del supporto dei carabinieri nelle attività di vigilanza, spiegando che da metà giugno partirà una campagna straordinaria di verifiche su tutto il territorio nazionale. “Saranno effettuate ispezioni aggiuntive su tutto il territorio nazionale. Il nostro obiettivo è consentire agli imprenditori agricoli onesti di continuare a operare nel rispetto delle regole e contrastare con ancora maggiore incisività ogni forma di sfruttamento”, ha dichiarato Calderone.


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