Una sentenza che apre un nuovo fronte per Ilaria Salis. Il Tribunale di Milano, in primo grado, ha accolto i ricorsi di due ex collaboratori dell’eurodeputata di Alleanza Verdi e Sinistra, ritenendo non provata la giusta causa dei loro licenziamenti. Il risarcimento disposto supera i 300mila euro, a cui si aggiungono le spese legali.
Il provvedimento è stato emesso dalla sezione Lavoro del Tribunale di Milano. La cifra riconosciuta ai due lavoratori è pari a 300.900 euro complessivi, oltre a 10mila euro di spese. La decisione è di primo grado e riguarda rapporti di lavoro avviati dopo l’elezione di Salis al Parlamento europeo.
Ilaria Salis condannata dal Tribunale di Milano
Il giudice Franco Caroleo ha accolto le domande presentate dai due ex collaboratori, assistiti dagli avvocati Francesca Verdura, Tiziana Laratta e Sergio Romanotto. Al centro della causa ci sono le interruzioni anticipate di due contratti che, secondo gli atti, avrebbero dovuto accompagnare l’intera legislatura europea.
I legali dei ricorrenti avrebbero tentato di notificare il ricorso all’indirizzo ufficiale di residenza dell’eurodeputata. Nella sentenza viene rilevato che Salis è rimasta contumace nel giudizio, un elemento considerato dal Tribunale nella valutazione della documentazione disponibile.
I contratti fino al 2029 e lo stop dopo pochi mesi
I due collaboratori erano stati assunti dopo le elezioni europee del giugno 2024. I loro contratti avevano come data di scadenza il 16 luglio 2029, in coincidenza con il termine naturale del mandato al Parlamento europeo.
Le retribuzioni mensili indicate erano rispettivamente di 2.900 e 3mila euro. Gli incarichi comprendevano progetti per l’attività parlamentare, organizzazione di campagne ed eventi, rapporti con le istituzioni e consulenza politica e strategica, in Italia e all’estero.
Secondo la ricostruzione riportata nel procedimento, i rapporti si sarebbero interrotti nel febbraio 2025, dunque a pochi mesi dall’avvio. È da quel momento che è iniziato il contenzioso approdato davanti al giudice del lavoro di Milano.
Le ragioni dei recessi e la valutazione del giudice
Per una delle due collaboratrici, la comunicazione di recesso avrebbe richiamato il venir meno del rapporto fiduciario e una conseguente “incompatibilità ambientale e personale”. Per l’altro lavoratore, invece, sarebbe stata contestata una manifesta insoddisfazione rispetto ai contenuti della collaborazione.
Il Tribunale ha però evidenziato che spettava alla datrice di lavoro dimostrare l’esistenza della giusta causa. Nel provvedimento si legge che tale onere non sarebbe stato assolto, con la conseguenza di ritenere insussistente la giusta causa dei recessi impugnati.
Il risarcimento per i mancati guadagni
Il risarcimento riconosciuto è stato calcolato sui compensi che i due ex collaboratori avrebbero percepito fino alla scadenza prevista dai contratti. La somma complessiva stabilita dal giudice ammonta a 300.900 euro, oltre ai 10mila euro per le spese legali.
La pronuncia arriva mentre l’eurodeputata è già al centro dell’attenzione mediatica per altre vicende, comprese le polemiche sulla casa condivisa con il collaboratore Ivan Bonnin e il procedimento aperto in Ungheria. Quest’ultimo è stato sospeso dopo il riconoscimento dell’immunità parlamentare europea legata al suo mandato.
Durissimo Francesco Filini di FdI: “Il precariato, i padroni sfruttatori, i diritti dei lavoratori, il salario minimo, la settimana corta: tutti gli slogan e l’armamentario della sinistra sono bruciati da questa sentenza. Si deve dimettere da europarlamentare? Beh, quello è il minimo sindacale”.


