2 miliardi in più a 160mila “fortunati”: la casta cancella il tetto alle pensioni d’oro


Un’era di sacrifici, questo è certo. Tutti concorrono al risanamento del già precario bilancio pubblico. Chi più ha, più dia e chi troppo prende, rinunci a qualcosa. O almeno questo dovrebbe essere il principio di base. Ultimamente si era parlato anche di tagli ai privilegi, ancora troppi nel nostro sistema. E ragionando su questa linea si era preventivato di dare una “limatina” alle pensioni d’oro, per risparmio di denaro pubblico e per una questione di uguaglianza sociale rispetto a chi deve sbarcare il lunario con qualche centinaio di euro al mese. Ebbene, l’idea è già saltata. Il sempre vigile Gian Antonio Stella lo spiega sul Corriere della sera: basta un comma cancellato e addio tagli. Nel 2014 il giochino costerà 2 milioni di euro, nel 2024 addirittura 493. Per un totale, nel decennio, di 2 miliardi e 603 milioni di euro. A godere di questo regalo, calcola l’Inps, saranno circa 160mila persone. Quelle che, pur avendo raggiunto nel dicembre 2011 i quarant’anni di anzianità, hanno potuto scegliere di restare in servizio fino ai 70 o addirittura ai 75 anni. In gran parte docenti universitari, magistrati, alti burocrati dello Stato… Pezzi grossi, insomma.

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Il regalo a questi fortunati è possibile attraverso la cancellazione di quattro righe. La legge 214 del 2011 voluta dal ministro Elsa Fornero, all’articolo 24, stabiliva che dal primo gennaio 2012 anche i nuovi contributi dei dipendenti che avevano costruito la loro pensione tutta col vecchio sistema retributivo, perché avevano già più di 18 anni di anzianità al momento della riforma Dini del 1995, dovevano esser calcolati con il sistema contributivo. Dribblando tecnicismi Stella spiega così la questione. Quelli che potevano andarsene con il vitalizio più alto (40 anni di contributi) ma restavano in servizio potevano sì incrementare ancora la futura pensione ma non sfondare l’unico argine che esisteva per le pensioni costruite col vecchio sistema: l’80 per cento dell’ultimo stipendio. Poteva pure essere una pensione stratosferica, ma l’80 per cento della media delle ultime buste paga non poteva superarlo. Quella norma che doveva mantenere l’argine, però, è sparita. E senza quel limite, “i fortunati di cui dicevamo possono ora aggiungere, restando in servizio con stipendi sempre più alti, di anno in anno, nuovi incrementi: più 2 per cento, più 2 per cento, più 2 per cento”. Al punto che qualcuno potrà andarsene fra qualche tempo in pensione col 110 o il 115% dell’ultimo stipendio. E così si arriva a quegli oltre due miliardi. Che potrebbero andare a maggiorazione delle pensioni minime