Silvio Berlusconi, la notizia è appena arrivata: cosa sta succedendo


Buone notizie per Silvio Berlusconi. Un’altra notte al San Raffaele di Milano – la nona se si considera il suo arrivo in ospedale tra il 3 e il 4 settembre – per l’ex premier. Notte che, a quanto apprende l’Adnkronos Salute, è trascorsa tranquilla. Il quadro clinico rimane quello confermato ieri da Alberto Zangrillo, responsabile dell’Unità operativa di Terapia intensiva generale e cardiovascolare dell’Irccs ospedale San Raffaele di Milano e medico personale del leader di Forza Italia. Oggi dall’Irccs non dovrebbero essere in arrivo bollettini.

Le dimissioni di Berlusconi sono previste i primi giorni della prossima settimana, tra lunedì e martedì. “La carica virale che caratterizzava il tampone naso-faringeo di Berlusconi era talmente elevata che a marzo-aprile non avrebbe avuto l’esito che fortunatamente ha ora. Lo avrebbe ucciso? Assolutamente sì, molto probabilmente sì. Lui lo sa. Non è una boutade tanto per esagerare, visto il personaggio di cui stiamo parlando”. (Continua a leggere dopo la foto)






Sono le parole del professor Alberto Zangrillo, prorettore dell’Università San Raffaele e medico personale di Silvio Berlusconi, a Piazzapulita. Berlusconi e Flavio Briatore “sono in condizioni più che soddisfacenti, per loro l’epilogo di questa malattia è vicino”. “Se nell’interazione tra virus e paziente succede qualcosa di diverso, non significa che il virus non ci sia più. Significa che si manifesta in una forma differente: non lo dico io, lo dicono tanti medici”, prosegue Zangrillo. (Continua a leggere dopo la foto)






“Il virus non è mutato, ma probabilmente si sta adattando all’ospite in maniera differente. Io continuerò a dire che è fondamentale l’osservazione e la tempestività”, dice ancora. “Dal 31 maggio”, quando Zangrillo disse che il virus è clinicamente morto, “sono passati tanti mesi, non rinnego assolutamente il contenuto della frase, che magari rimodulerei in modo diverso. (Continua a leggere dopo la foto)



 


Poi ci sono coloro che tentano di arruolarmi in una categoria”, quella dei negazionisti, “a cui non appartengo”. “La cosa fondamentale per Berlusconi non è stata la terapia, è stato capire che doveva andare in ospedale e che doveva andarci in quel momento: 10 ore dopo poteva essere troppo tardi”, afferma ancora Zangrillo.

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