ItalExit, sondaggi: Gianluigi Paragone parte dal 4% dei voti. Ma il 22% pensa di seguirlo


Sembra nascere sotto buoni auspici la nuova creatura politica di Gianluigi Paragone. Obiettivo, come lo stesso ex senatore 5 Stelle dichiara, uscire dall’Unione europea. E, di conseguenza, abbandonare l’euro. Troppi vincoli all’economia, alle scelte del paese, secondo Paragone che intercetta la stessa riflessione dell’elettorato italiano pronto a seguirlo, con il voto alle prossime elezioni politiche. ItalExit è l’unica forza politica dichiaratamente ‘anti Ue’, nonostante l’esistenza, nel nostro panorama politico, di partiti e movimenti sovranisti a varia intensità.


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Evidentemente, sono in tanti a ritenere l’Unione europea, le sue strutture e le sue decisioni troppo ‘invadenti’, soprattutto quando si tratta di Italia e paesi dell’area mediterranea. È quello che emerge da un sondaggio realizzato dall’Istituto Piepoli che, al 4 agosto, indica già al 4 per cento le intenzioni di voto a favore di ItalExit. Che, nel segmento dell’opposizione non abbandierata col centrodestra o col centrosinistra, è il primo partito. Probabilmente a premiare ItalExit è la chiarezza del programma elettorale che arriva dritta a chi di Bruxelles farebbe a meno.


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ItalExit, difatti, stacca di 2,5 punti anche Più Europa, la forza europeista creata da figure come Emma Bonino e Benedetto Della Vedova e che si è già proposta agli italiani in occasione delle ultime consultazioni elettorali. L’Istituto Piepoli ha misurato il movimento di Paragone ponendo una domanda precisa al campione interpellato: “Far uscire l’Italia dall’Unione europea è l’obiettivo di No Europa per l’Italia – ItalExit, il partito che Gianluigi Paragone sta fondando. Saresti propenso a votare questo partito?”.


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A rispondere con un ‘certamente sì’ a ItalExit è il 4 per cento. Questi sarebbero i voti certi per Paragone se si votasse oggi. Non poco per una creatura politica appena sbocciata. Ma è un elettorato pronto ad allargarsi. Difatti, un altro 18 per cento si inquadra nel ‘probabilmente sì’. Vale a dire che il bacino della forza no Ue del senatore è già al 22 per cento.

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