Associazione segreta P3, Verdini e Cosentino rinviati a giudizio


Il senatore di Forza Italia Denis Verdini è stato rinviato a giudizio a seguito dell’indagine sulla cosiddetta P3, presunta associazione segreta caratterizzata, come hanno scritto i pm, “dalla segretezza degli scopi, dell’attività e della composizione del sodalizio e volta a condizionare il funzionamento di organi costituzionali e di rilevanza costituzionale, nonchè apparati della pubblica amministrazione dello Stato e degli enti locali”. Con Verdini rinviato a giudizio anche l’ex sottosegretario all’Economia dell’ultimo governo Berlusconi, Nicola Cosentino. Una notizia che potrebbe  incidere sull’equilibrio politico tra maggioranza a trazione Pd e opposizione, essendo Denis Verdini l’uomo chiave del “Patto del Nazareno” che ha sancito l’accordo su legge elettorale e riforme costituzionali tra il leader di Forza Italia e il presidente del Consiglio, Matteo Renzi.

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Verdini è accusato di violazione della legge Anselmi sulle società segrete e di associazione per delinquere finalizzata a episodi di corruzione, abuso d’ufficio e illecito finanziamento connessi ai rapporti con alcuni imprenditori interessati a operare nel settore della produzione dell’energia eolica in Sardegna. Cosentino, peraltro già sotto processo per concorso esterno in associazione camorristica, invece è chiamato a rispondere di diffamazione e violenza privata per aver cercato di screditare l’attuale governatore della regione Campania, Stefano Caldoro, al fine di eliminare la sua candidatura dalla lista del Pdl. All’ex sottosegretario è contestato anche l’aver “compiuto atti diretti a costringere” Caldoro a rinunciare alla candidatura. Le indagini hanno permesso di svelare una presunta associazione segreta che concludeva affari, metteva pressione ai giudici e si occupava di alcuni delle questione politiche più rilevanti. L’indagine rivelò anche le pressioni esercitate su diversi magistrati per cercare di sapere con anticipo come la Corte costituzionale avrebbe deciso sul Lodo Alfano e altre pressioni sui giudici della Corte di cassazione per il contenzioso fiscale della Mondadori.