“I morti di Bergamo e Brescia direbbero di riaprire”. Polemica su Matteo Renzi


Non sono passate inosservate le parole di Matteo Renzi quando, nel pomeriggio di giovedì 30 aprile, ha parlato al Senato inreplica alle comunicazioni del premier, Giuseppe Conte, sulla attuale emergenza in Italia. Un gesto di disponibilità, quello del leader di Italia Viva, seppure con molti distinguo. “Il suo intervento esige risposte in nome della verità e della libertà. Da due mesi 60 milioni di italiani sono in un regime che ricorda gli arresti domiciliari per un’emergenza sanitaria. Ciò che lei ha detto sull’analisi economica è ampiamente condivisibile, il punto di partenza però è che nessuno di riaprire tutto. Chi lo dicesse, andrebbe ricoverato”.

“Noi le diciamo, ‘perché non ci facciamo carico di una riapertura graduale?’. Il coronavirus è un nemico vigliacco, ma noi non siamo dalla parte del coronavirus quando diciamo di ripartire. Parliamoci chiaro, ci sono cose che non hanno funzionato e credo che abbia fatto bene a non aprire la discussione qui: Rsa, zone rosse, ritardi di mascherine e tamponi. C’è un’emergenza globale che cambierà la storia del nostro paese e non possiamo delegare tutto alla comunità scientifica”, ha detto Renzi.










Poi le parole contestate. Renzi ha citato le vittime di Bergamo e Brescia, due delle zone più colpite dalla pandemia. “Perché non ci facciamo carico di una riapertura graduale e in sicurezza?” ha detto rivolgendosi a Conte. “Il Coronavirus – ha aggiunto – è una bestia terribile che ha fatto 30mila morti nel modo più vigliacco, ma noi non siamo dalla parte del Coronavirus quando diciamo di riaprire, pensiamo di onorare quei morti. La gente di Bergamo e Brescia che non c’è più, se potesse parlare ci direbbe ‘ripartite anche per noi‘”. Questa parte del suo discorso è stata oggetto di una pioggia di critiche, a cominciare dai social, dove non sono stati pochi gli utenti ad accusarlo di “usare” la tragedia di migliaia di persone.






A livello politico, tra tutti, spicca la replica di Giorgio Gori, elemento di spicco del Partito democratico ma soprattutto sindaco di Bergamo, città che ha pianto il numero più alto di vittime nella lotta al coronavirus. “Mi pare un’uscita a dir poco infelice. Se Renzi voleva rendere omaggio ai nostri morti, il modo – coinvolgerli a sostegno della sua proposta di riapertura delle attività – è decisamente quello sbagliato. La gente di Bergamo e Brescia che non c’è più, se potesse parlare ci direbbe di riaprire”.



“Immagino che il leader di Italia Viva volesse sottolineare l’attaccamento al lavoro della gente di Bergamo e di Brescia. Ma sostenere che le vittime del virus, se potessero parlare, ‘vorrebbero’ oggi la riapertura appare purtroppo stonato e strumentale. Sono certo che Renzi ha pieno rispetto del dolore di queste province: quella pronunciata al Senato è però una frase decisamente fuori luogo”, ha concluso Gori.

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