“Chi prende il reddito di cittadinanza vada a lavorare nei campi”


I primi a parlare di una cosa del genere, seppur sotto altre forme, erano stati i francesi. Il ministro dell’agricoltura francese aveva invitato i francesi, all’inizio della pandemia di Covid-19, ad andare in campagna e a lavorare per liberare le città. Ora una proposta del genere, adattata al caso italiano, arriva dal governatore della Regione Emilia Romagna, duramente colpita dal coronavirus.

Ora è Bonaccini, il governatore dell’Emilia Romagna a proporlo, ma sotto altri metodi: “Chi prende il reddito di cittadinanza può cominciare ad andare a lavorare” nei campi per raccogliere la frutta e la verdura, visto che gli agricoltori stanno facendo fatica a trovare lavoratori per la stagione della raccolta. “Così restituisce un pò quello che prende”. Lo ha detto il presidente della Regione, Stefano Bonaccini, in un passaggio del suo intervento al Quarantalks organizzato dalla Bologna Business School. (Continua a leggere dopo la foto)






“Essendo andati via per la gran parte i lavoratori stranieri” ha detto Bonaccini “oggi le aziende agricole ci chiedono come trovare lavoratori che vadano a raccogliere la frutta e la verdura nei campi. Visto che quel comparto non solo non si è fermato ma sta producendo, tanto adesso mettiamo a disposizione i centri per l’impiego per individuare figure di lavoratori che vadano a fare quel mestiere perché non si trova quasi più nessuno”. (Continua a leggere dopo la foto)






Poi Bonaccini ha aggiunto: “Mi verrebbe persino da dire che chi prende il reddito di cittadinanza può cominciare ad andare a lavorare lì così restituisce un po’ quello che prende”. L’Emilia Romagna risponde all’Sos sulla carenza di manodopera stagionale lanciato dal mondo agricolo regionale e mette in campo la rete dei 38 centri per l’impiego che fanno capo all’Agenzia regionale per il lavoro. (Continua a leggere dopo la foto)



 


Le stesse sono occorrono per aiutare le imprese a reclutare in tempi rapidi le figure professionali indispensabili per mandare avanti nelle prossime settimane e mesi il lavoro nei campi e negli allevamenti, nel pieno rispetto delle condizioni di sicurezza imposte dall’emergenza Coronavirus.

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