“Sto male. Non ce la faccio…”. Il messaggio dell’ex presidente della Repubblica Giorgio Napolitano lascia tutti senza parole: le sue condizioni


 

Non sta bene Giorgio Napolitano. Il presidente emerito della Repubblica ha dovuto declinare l’invito della Fondazione Feltrinelli per l’inaugurazione della nuova sede in viale Pasubio a Milano a causa dell’ “acuirsi spero temporaneo di limiti e impedimenti alla mia mobilità” e ha mandato all’evento il suo messaggio di preoccupazione per il “diffondersi dell’antipolitica e della ostilità verso l’integrazione e l’unità europea”. Già verso la fine di novembre Napolitano era stato protagonista di uno spiacevole episodio sempre dovuto alla sua scarsa mobilità. Una mattina l’ex presidente della Repubblica aveva infatti bloccato il traffico nella ztl di Roma, mandando su tutte le furie gli automobilisti, i tassisti e il conducente di un autobus che erano praticamente rimasti paralizzati. Napolitano infatti non riusciva a salire sulla sua auto blu. (Continua a leggere dopo la foto)

 



Ci ha provato, con l’aiuto degli uomini di scorta, prima salendo davanti, poi dietro. Senza riuscirvi. Alla fine, dopo diversi minuti la soluzione era stata trovata e la viabilità normale ripristinata. “L’Italia ha davanti a sé una china da risalire, una deriva da superare. E la responsabilità è di una politica senza spessore culturale e senso della storia”. Così il presidente emerito della Repubblica, Giorgio Napolitano, aveva scritto poco prima in merito all’attuale condizione politica del nostro paese in una lettera che l’ex capo dello Stato ha inviato alla Fondazione Feltrinelli in occasione dell’inaugurazione della nuova sede in viale Pasubio a Milano, evento a cui non ha potuto partecipare, appunto, per “l’acuirsi spero temporaneo di limiti e impedimenti alla mia mobilità”.

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Napolitano parla poi di “una competizione per il potere, per la conquista di posizioni di guida nei paesi democratici non solo stravolta dallo spirito di fazione, ma inquinata dal diffondersi dell’antipolitica e della ostilità verso l’integrazione e l’unità europea”. L’ex capo dello Stato sottolinea “il facile culto delle immagini ingannevoli di un mondo senza élite e di una politica senza professionalità capace, come un tempo, di appoggiarsi sui saperi scientifici e tecnici, raccolti nelle strutture dello Stato. Il sempre più pernicioso far leva sulla demagogia populista, sull’improvvisazione per via mediatica, sull’inclinazione al plebiscitarismo, referendario e non”. Per il presidente emerito “sono in questione i capisaldi della democrazia in Occidente e insieme valori e conquiste inconfondibili dell’Europa liberale e democratica”. “Una sfida talmente ardua – conclude – non si era posta dinanzi a noi, alla sinistra, alle forze democratiche così categoricamente dopo la liberazione dal nazi-fascismo”.

 

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