“È il nuovo ministro degli Esteri ma non parla neanche una parola di inglese”, polemica a non finire per Angelino Alfano. E rispunta il video di quando, al Parlamento europeo, si scusò a gesti con il commissario Ue. Risate assicurate, anche perché ricorda


 

Un ministro degli esteri dovrebbe saper parlare bene quantomeno l’inglese. Dovrebbe, ma non è così, a meno che non abbia preso, in questi ultimi due anni, lezioni di lingua assidue. Parliamo di Angelino Alfano che, dopo le dimissioni del governo Renzi, lascia il Viminale e si trasferisce alla Farnesina. Gentiloni infatti lo ha indicato come suo successore al ministero degli Esteri. La scommessa per Angelino è iniziata il 16 novembre del 2013, quando ha avuto il coraggio di rompere in modo traumatico con Silvio Berlusconi e di non seguirlo nel ritorno a Forza Italia, continuando poi ad appoggiare il governo di Enrico Letta. Dopo la scissione l’ex delfino azzurro (segretario del Pdl per due anni), dunque, rientra a palazzo Chigi come leader del suo nuovo partito, l’Ncd, e nella stanza dei bottoni ci rimane anche con Matteo Renzi che si insedia il 22 febbraio 2014, dove mantiene la carica di ministro dell’Interno. (Continua dopo la foto)



Alfano esordisce in politica nel 1996, quando a soli 26 anni viene eletto deputato dell’Assemblea regionale siciliana con 8.975 preferenze. Figlio d’arte – il padre, Dc, ebbe vari incarichi al Comune di Agrigento – laureato in Giurisprudenza alla Cattolica di Milano, approda in Parlamento per la prima volta nel 2001, riconfermato nel 2006, 2008 e poi alle ultime elezioni. Ma per quanto esperto politicamente, Angelino Alfano ha una crossa lacuna: quella linguistica.

(Continua dopo la foto e il video)

 

Era il 27 agosto 2014 e Angelino Alfano, all’epoca ministro dell’Interno, arrivò in ritardo all’incontro con il Commissario Ue agli Affari Interni Cecilia Malmström per discutere di immigrazione. Come testimonia un video già proposto su ilfattoquotidiano.it, l’attuale neo-ministro degli Esteri sfoderò un inglese claudicante per giustificare l’impasse che addusse al “uaind“, causa del rallentamento dell’atterraggio dell’aereo. E la pessima pronuncia inglese non passò inosservata alla svedese Malmström, che non si astenne dal bacchettarlo.

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