È ufficiale: Matteo Renzi si è dimesso da Presidente del Consiglio


 

 

Matteo Renzi ha partecipato alla riunione del Partito Democratico e poi è salito al Quirinale dal Presidente della Repubblica Sergio Matteralla per ratificare la sue dimissioni. Ma cosa è successo in quelle stanze? Facciamo un passo indietro… In direzione Renzi aveva detto: “Toccherà ai gruppi parlamentari decidere che cosa fare. Vorranno andare subito a elezioni? Nel caso si dovrà attendere la Sentenza della Consulta di martedì 24 gennaio e poi votare con le attuali leggi elettorali, come modificate dalla Corte”, scrive il premier. “Se i gruppi vorranno invece andare avanti con questa legislatura, dovranno indicare la propria disponibilità a sostenere un nuovo Governo che affronti la legge elettorale ma soprattutto un 2017 molto importante a livello internazionale”. Ha poi aggiunto: “Siamo il partito di maggioranza relativa e dobbiamo dare una mano al presidente della Repubblica a trovare una soluzione”, dice Renzi aprendo la riunione. Si presenta da segretario, non da premier, senza cravatta. E senza i toni commossi del discorso tenuto la notte del referendum ma, anzi, scherzando amaramente sui festeggiamenti “non proprio eleganti” che qualcuno, gli hanno raccontato, ha fatto alla sconfitta del Sì. D’Alema alla direzione non c’è. Ha fatto sapere prima che non avrebbe partecipato per precedenti impegni a Bruxelles. Insomma, è decisamente il giorno più brutto di Matteo Renzi. (Continua a leggere dopo la foto)



Poi propone una delegazione “al Quirinale composta da uno dei due vicesegretari, Guerini, dal presidente” Matteo Orfini “e dai due capigruppo” Ettore Rosato e Luigi Zanda. Lui, lascia intendere, non ne farà parte. “Propongo che la direzione sia convocata in modo permanente per consentire alla delegazione di venire a riferire quando vi saranno elementi di novità” aggiunge, “perché qui non ci sono scelte scodellate, si decide insieme”, continua il premier che poi ricorda gli obiettivi raggiunti in mille giorni di governo: “Meno tasse, più diritti”, riassumendo. Ha quindi poi lasciato la direzione ed è andato da Matterella.

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Renzi, quindi, si è dimesso ufficialmente da Presidente del Consiglio alle 19.30. Ha lasciato il Quirinale alle 19 e 41. “La prossima mossa certa secondo me sarà demonizzarci”, aveva detto Renzi poco prima, “Il M5s ha appena depositato a Montecitorio una proposta di legge che estende i principi del sistema elettorale vigente per la Camera anche al Senato” e si può votare “subito” perché in questo modo, “il giorno dopo che la Consulta si sarà pronunciata, avremo già una legge elettorale per entrambi i rami del Parlamento”. Chiara la richiesta della Lega che minaccia la protesta: “Voto subito o andremo in piazza” scandisce Matteo Salvini. Sull’ipotesi elezioni anticipate scende però il gelo dell’ex presidente Napolitano: “Voto subito è tecnicamente incomprensibile”. Intanto, l’Italia è senza Governo.

 

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