Era la sua ossessione, le mandava lettere “piccanti” e la seguiva dappertutto. Lei, famosissima, era stata costretta a prendere delle misure di sicurezza. Ieri, però, la svolta nella storia: ecco cosa ha fatto l’uomo


 

Lo stalker che perseguita da mesi la ministra Maria Elena Boschi è stato fermato in zona stazione di Firenze, non lontano dalla Leopolda in cui si apre venerdì, 4 novembre, l’ormai tradizionale kermesse renziana. E il sospetto è che fosse salito dalla provincia di Napoli, dove abita e dove era già sottoposto a obbligo di dimora, proprio con l’obiettivo di avvicinarsi il più possibile al luogo in cui arriverà la sua personale ossessione: la ministra Boschi. L’uomo è stato bloccato il 1 novembre  dalla polizia in via della Scala nei pressi di Santa Maria Novella. La sua ossessione è la ministra per le Riforme, attesa nei prossimi giorni proprio alla Leopolda per la campagna referendaria per il Sì. All’inizio della settimana l’uomo, 44 anni, affetto da problemi psicologici, ha violato per l’ennesima volta l’obbligo di dimora cui era sottoposto per gli atti persecutori commessi di recente ai danni della ministra – in particolare lettere e mail d’amore deliranti – ed è venuto a Firenze.

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Non è la prima volta: era già stato identificato nel capoluogo toscano nelle scorse settimane. Ieri mattina, a tre giorni dal suo ultimo arrivo, è stato bloccato dagli agenti delle volanti durante un controllo: a inguaiarlo è stato un ristoratore del centro che ha chiamato la polizia perché l’uomo non voleva saldare il conto. Quindi, su ordine della Procura di Roma che lo indaga, a seguito delle denunce per stalking presentate nei suoi confronti, è stato rispedito nel napoletano.

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La misura cautelare è stata inasprita dal gip del tribunale capitolino e ora lo stalker è finito agli arresti domiciliari. Proprio la ministra Maria Elena Boschi aveva annunciato lo scorso giugno l’istituzione di una task force per arginare il fenomeno della violenza sulle donne, stalking compreso, avviando uno stanziamento da 12 milioni di euro per attuare un piano anti-violenza, usufruendo dei fondi stanziati dal governo Letta con la legge 119 sul femminicidio.

 

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