“Non lo sapevo, lo hanno fatto a mia insaputa”. Impossibile, lo ha detto anche lui! È di nuovo bufera sulla famiglia Bossi. Ecco cosa ha combinato questa volta “il Trota” Renzo…


 

Ricordiamo certamente la “casa comprata a sua insaputa” con vista Colosseo, costata la carriera politica a Claudio Scajola. Ora invece si parla (e se ne parlerà ancora a lungo) della laurea in Albania “a sua insaputa” che ha causato un mare di problemi a Renzo Bossi. “Ho saputo della mia laurea in Albania solo dopo questa indagine” dice Renzo Bossi nel processo in cui è imputato per appropriazione indebita assieme al padre Umberto. E’, tra le altre cose, accusato anche infatti di avere acquistato un titolo di studio presso l’Università Kristal di Tirana coi soldi pubblici della Lega.

Il pm Paolo Filippini ne chiede conto a Bossi dopo che nelle dichiarazioni iniziali previste per legge, sul titolo di studio il figlio di Umberto si era definito ‘diplomato’.

 

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“I documenti sulla mia laurea li ho visti solo quando sono stati pubblicati durante l’indagine – dice il “Trota” – e sono rimasto perplesso prima di tutto perché la data di nascita scritta sul diploma di laurea è sbagliata”. Il “Trota” aggiunge di non aver “mai saputo” che l’ex tesoriere e coimputato Francesco Belsito si fosse attivato per fargli conseguire il titolo di studio. “Dopo il diploma parlai in famiglia della mia volontà di andare a fare l’Università in America per completare gli studi e poi tornare e dare alla causa del partito quello che avevo imparato ma poi sono entrato in consiglio regionale, vivevo tra la Lega e il consiglio, e non mi sono più posto il problema. Nella mia vita mi sono sempre occupato di politica ma sono sempre stato lontano dagli affari economici del partito. Perciò non ho mai interferito con le decisioni dell’amministrazione”. Oggi è stato anche il giorno delle dichiarazioni spontanee di Umberto Bossi nel processo milanese che lo vede imputato insieme al figlio Renzo e all’ex tesoriere Francesco Belsito. Il fondatore del Carroccio si è presentato in aula ma le sue condizioni di salute gli hanno impedito di prendere la parola. Così è toccato al suo difensore Matteo Brigandì leggere le sue dichiarazioni al posto suo. “Signor presidente – ha detto il legale a nome di Bossi – mi presento qui oggi per manifestare la mia completa e totale innocenza da ogni accusa. Non ho mai cercato nessuna scappatoia processuale, la verità e mia alleata”.

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 Il processo, ribattezzato “The Family” dal nome della cartellina sequestrata nello studio romano dell’ex tesoriere, riguarda nello specifico i circa 500 mila euro di rimborsi della Lega Nord che, secondo l’accusa, Bossi e i suoi più stretti familiari (suo figlio Riccardo è già stato condannato a 1 anno e 8 mesi con rito abbreviato) avrebbero distratto dalle casse del partito e utilizzato per una serie di spese di natura personale: acquisto di auto di grossa cilindrata e di capi d’abbigliamento di lusso, il pagamento di contravvenzioni per violazioni del codice della strada, lavori di ristrutturazione nelle case di Gemonio e Roma, i 77 mila necessari per “comprare” la laurea del ‘Trota’ all’Università Kristal di Tirana. Bossi crede ancora nel progetto Lega Nord. “Siamo vivi e la Lega diventerà più ancora forte di prima, nonostante i casini che ci hanno combinato e che sono sfociati in questo processo”, ha sottolineato il fondatore del Carroccio; visibilmente provato, ha insomma manifestato ottimismo e fiducia sul destino del partito.

 

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