Crisi, Sergio Mattarella: “Un governo con fiducia in Parlamento o si va al voto”


“Con le dimissioni presentate dal presidente Conte si è aperta la crisi di governo con una dichiarata rottura polemica del rapporto tra i due partiti che componevano la maggioranza parlamentare. La crisi va risolta con decisioni chiare e in tempi brevi, come richiede un grande Paese come il nostro. Sono possibili solo governi che raccolgano la fiducia del parlamento su un programma per il paese. In mancanza di ciò l’unica strada sono le elezioni, strada da non assumere a cuor leggero dopo poco più di un anno dall’inizio della legislatura”.

Lo ha affermato il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella al termine delle consultazioni con i big dei partiti avvenute oggi al Quirinale. Mattarella ha quindi annunciato un nuovo giro di consultazioni a partire da martedì. “Nel corso delle consultazioni – ha detto il presidente – mi è stato comunicato da alcuni partiti che sono state avviate iniziative per un’intesa in parlamento per un nuovo governo. E mi è stata avanzata la richiesta di avere il tempo di sviluppare questo confronto. Anche da parte di altre forze politiche è stata rappresentata la possibilità di ulteriori verifiche”. (Continua a leggere dopo la foto)



Oggi Sergio Mattarella ha visto, fra gli altri, i tre principali partiti: la Lega, il Pd e il Movimento 5 Stelle. Al momento il tentativo di formare un governo fra partito democratico e pentastellati dipende dalla possibilità di incrociare le priorità programmatiche indicate dal segretario del Pd, Nicola Zingaretti, con quelle elencate invece dal capo politico dei 5 Stelle, Luigi Di Maio, al termine dell’incontro con Mattarella, poco fa. Questa mattina era stato Zingaretti a elencare 5 condizioni per la formazione di un governo, definendole non negoziabili. (Continua a leggere dopo la foto)


1) la chiara ed indiscussa scelta europeista; 2) il pieno riconoscimento e la difesa della democrazia rappresentativa; 3) una svolta per la sostenibilità ambientale; 4) una svolta con l’Europa nell’organizzazione e gestione dei flussi migratori rispetto ai decreti che sono stati approvati dal governo Conte; 5) una svolta in chiave redistributiva della politica economica. Successivamente, accanto a questi obiettivi piuttosto vaghi, il Pd ha piantato tre paletti: il no a votare il taglio dei parlamentari, caro ai 5 Stelle; la necessita di abrogare i decreti sicurezza e quella di fare un preaccordo sulla manovra. Paletti che innervosivano i renziani, che sospettano che Zingaretti non stia sinceramente lavorando, come vorrebbero, per raggiungere l’intesa con Di Maio. (Continua a leggere dopo la foto)


 

Secondo quanto riporta l’agenzia Agi, l’Assemblea dei gruppi M5s ha dato mandato al capo politico Luigi Di Maio e ai due capigruppo Stefano Patuanelli e Francesco D’Uva di trattare con il Pd. Se M5s e Pd dovessero raggiungere l’accordo per formare un nuovo governo, l’incarico per procedere potrebbe esser conferito già mercoledì, dopo il secondo giro di consultazioni del capo dello Stato, ipotizzano in ambienti M5s.