Gaffe di Luigi Di Maio in Cina: come storpia il nome del presidente Xi Jinping


Partiamo dal presupposto che errare è umano, ci mancherebbe, ma l’ultima gaffe di Luigi Di Maio ci insegna che a volte basterebbe un po’ di preparazione per evitare figuracce. Come si suol dire, meglio prevenire che curare. E stavolta, forse, non si può nemmeno parlare di un brutto scherzo fatto dall’emozione, visto che l’errore è stato reiterato. Non solo, come mostra il video, ‘a voce’ (e due volte). Ma anche per iscritto, dal momento che c’è anche nel testo ufficiale del discorso che il vicepremier ha letto in italiano, riportato sul suo profilo Facebook.

Due volte, quindi. Succede tutto in Cina, come riporta Repubblica, durante la visita di Di Maio di lunedì al grande Expo delle importazioni di Shanghai, quando per ben due volte ha storpiato il nome del Segretario generale del Partito Comunista Cinese, che si chiama Xi Jinping. Ora, è noto che in Cina i nomi possono ingannare ed è quello che è accaduto al ministro. (Continua dopo la foto)




Xi Jinping, si diceva, è il nome corretto. Ecco: il cognome viene prima del nome, quindi abbreviando si potrebbe chiamarlo ‘presidente Xi’. E invece a Di Maio è scappato un ‘presidente Ping’. Ha usato cioè il nome di battesimo e nemmeno per intero! La prima volta, si legge ancora su Repubblica, Di Maio lo ha fatto dal palco del Forum su Commercio e innovazione, di fronte a una platea di capi di Stato e imprenditori come Bill Gates e Jack Ma che invitava ad “investire sul futuro, sull’Italia”. (Continua dopo la foto)




Poi, oltre a riportarlo su Facebook, il leader dei pentastellati ha replicato la gaffe a tarda sera, in conferenza stampa, quando alla domanda di un giornalista locale ha risposto: “L’impressione sul discorso del presidente Ping… è sicuramente un discorso di apertura ai mercati”. Uno strafalcione che probabilmente poteva essere evitato. Non a caso, per evitare queste gaffe, lo staff della Casa Bianca preparava a George Bush degli appunti con la pronuncia dei nomi più ostici, come quello dell’allora presidente francese ‘sar-Ko-zee’. (Continua dopo foto e video)


 


Il mese scorso, durante una visita tra Chengdu e Pechino, il ministro era incappato in un’altra figuraccia. Durante un incontro con la comunità italiana, aveva ringraziato per l’ospitalità la Repubblica di Cina, cioè Taiwan, anziché la Repubblica Popolare Cinese. Una svista, certo. L’abbiamo già detto: errare è umano. Ma alla prossima visita meglio prepararsi in anticipo nomi e discorsi. Preferibilmente corretti.

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