Banche chiuse e file davanti ai bancomat? Ecco perché potrebbe accadere davvero


Sembra passata un’eternità da maggio 2018: Mattarella dice no a Paolo Savona, Di Maio e Salvini urlano a gran voce di voler mettere in stato d’accusa la massima rappresentanza della Repubblica italiana e il Bel Paese resta senza esecutivo. Poi la svolta: Di Maio ricuce con Mattarella e Savona – con il suo celebre ‘Piano B’ – viene spostato in un’altra casella. “Tutto cambia affinché nulla cambi” scriveva Tomasi nel Gattopardo. E adesso, a tre mesi dalla nascita del Governo Conte, il settembre che si sta per avvicinare rischia di essere alquanto tragico: l’attacco speculativo dei mercati al debito italiano è tutt’altro che un’ipotesi remota. Lo sa bene anche il professor Savona: il ministro delle Politiche comunitarie, che nel suo discorso in Parlamento aveva spiegato la necessità che l’Italia si dotasse di una seconda strada da percorrere (il piano B, ndr.) per uscire dalla moneta unica, ha ammesso che questo evento può accadere. Lo ha fatto in occasione della presentazione del suo libro autobiografico ‘Come un sogno, come un incubo’ a Porto Cervo: il ministro ha spiegato che non è importante se questa ipotesi – da lui stesso ribattezzata con il soprannome di ‘cigno nero’ –  dipenda dal governo italiano o arrivi da altrove, l’importante è essere consapevoli che può accadere. Il piano B, insomma, serve. Ogni Paese, ha spiegato il professore, del resto ne ha uno. Finanche la Germania. (Continua a leggere dopo la foto)






Quello che in molti si chiedono è se l’emergenza migranti – tornata in auge da giugno nonostante il numero di sbarchi ridotti dell’80% – possa essere la causa del cigno nero. Matteo Salvini, capo del Viminale,  ha minacciato l’Europa di non far più versare dall’Italia i contributi al bilancio comunitario. Il ministro del Lavoro e dello Sviluppo Economico, Luigi Di Maio, ha detto che questa mossa non sta a significare che Roma vuole l’Italexit, ma soltanto che non vuole che l’UE possa sopraffare il Paese. Ma quel che preoccupa davvero è la legge di bilancio che dovrà essere discussa in autunno: le agenzie di rating hanno concesso tempo all’Italia. Moody’s, quella considerata più vicina ad una bocciatura del debito pubblico italiano, ha rinviato il suo giudizio a ottobre; se ne riparlerà dopo la pubblicazione della manovra di bilancio. La situazione è diversa dal 2011: il rischio recessione al momento appare scongiurato, anche perché il Pil del Bel Paese cresce, seppur di poco e nulla. (Continua a leggere dopo la foto)






L’obiettivo dell’esecutivo è quello di far ripartire l’Italia. Ma il tentativo è rischioso: investire per provare a spingere il Pil ‘lordo’ almeno al 2% annuo. Per farlo, il ministro dell’Economia, Giovanni Tria, vorrebbe usufruire di  tutti i fondi disponibili nel bilancio pubblico che  sono stati scontati nei saldi di bilancio ma non ancora spesi: circa 150 miliardi di euro. Il piano ‘B’ di Savona prevede una cifra di 50 miliardi da utilizzare su un mix di investimenti pubblici e privati. Gli investimenti ipotizzati dal ministro dovrebbero riguardare settori ad alto moltiplicatore: per ogni euro speso se ne deve produrre almeno uno e mezzo, a essere ottimisti. Molti settori sui quali dovrebbero concentrarsi gli investimenti sembrerebbero comunque legati a reti soggette a tariffa. Un po’ come le Autostrade, la cui gestione il governo vorrebbe in qualche modo rinazionalizzare attraverso Cdp. (Continua a leggere dopo la foto)




 

L’impresa più ardua, al momento, sembra un’altra: riuscire a trovare investitori esteri per i nostri Btp. Il Governo vede di buon occhio la Russia che in realtà ha tutt’altro che una situazione economica florida alle spalle. Tria vorrebbe provare a coinvolgere gli investitori cinesi mentre Conte avrebbe ricevuto ‘rassicurazioni’ da parte degli Stati Uniti: del resto, appena insediatosi, il professore di Diritto Privato dell’Università degli Studi di Firenze è volato dal Tycoon, Donald Trump. Ma a lanciare l’allarme è ‘Il Foglio’ che bolla il piano B di Savona come ‘incidente’ e prevede lunghe file fuori dalle banche italiane: “(…) Ipotizzando che tale fiducia non sia pronta, cieca e assoluta, ne deriverebbero seri problemi al sistema dei pagamenti, con tesaurizzazione delle banconote in euro e scompensi profondi all’operatività delle banche, che sarebbero costrette (ope legis, prima che per acuta decisione del loro management) a contingentare i prelievi e i pagamenti all’estero”. L’inverno sta arrivando.

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