Ecco quanto ci costano, ogni anno, i gruppi parlamentari. E come deputati e senatori spendono (tutti) quei soldi


 

Ridurre la spesa pubblica, è il “must” della politica degli ultimi anni. E la scure si abbatte su tutto, a cominciare dallo stato sociale. Ma loro, i partiti, quanto ci costano ogni anno? E per fare cosa? Più di 50 milioni di euro, ogni anno: tanto costano a Camera e Senato i gruppi politici che oggi, da sinistra a destra, compongono i due rami del parlamento. L’inchiesta di Openpolis parla chiaro: Montecitorio e Palazzo Madama, nel solo 2014, hanno stanziato rispettivamente 32 e 21,3 milioni di euro per le formazioni elette dai cittadini alle politiche.

Da inizio legislatura – marzo 2013 – il totale calcolato sui due anni è di 106,7 milioni di euro. Soldi che vanno ad affiancarsi ai rimborsi elettorali destinati ai partiti a ogni chiamata alle urne. E c’è da dire che, nonostante le cifre enormi, a fine 2014, sette gruppi parlamentari hanno chiuso il bilancio in negativo.

La domanda, a questo punto, è legittima: come viene diviso questo denaro e, soprattutto, come viene speso? Ciascun gruppo riceve un contributo destinato al proprio funzionamento che viene calcolato, fra le altre cose, sulla base della propria composizione: più è grande – dunque più parlamentari vi risultano iscritti – e più soldi riceverà.

Tutti i gruppi, inoltre, spendono la parte principale del loro budget per il personale: in media il 70% del totale. In questa voce rientrano i dipendenti, i collaboratori e anche le consulenze. Al netto dei consulenti, di cui non viene fornito il dettaglio, nel 2014 hanno lavorato per i gruppi parlamentari oltre 500 persone, con un rapporto di 1 ogni 2 eletti a Palazzo Madama e Montecitorio. Non rientrano nel conteggio gli assistenti dei singoli parlamentari che fanno invece parte dello staff personale.

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