Cambia l’Italia: soppresse molte regioni, al via gli accorpamenti: ecco come viene “stravolta” la mappa del paese


 

Sembra un argomento più o meno accettato da tutti, l’oggetto è sempre lo stesso: la riduzione delle regioni, in questo casa da 20 a 12. Ieri il Governo ha approvato un ordine del giorno del senatore Pd Raffaele Ranucci che impegna l’esecutivo a ridurre il numero delle regioni, prima che entri in vigore il Ddl Boschi, ovvero entro ottobre 2016. Impresa assai ardua, viste le difficoltà che hanno incontrato finora gli altri provvedimenti di modifica costituzionale, a partire dall’abolizione del Senato e le varie norme collegate.Il destino del Piemonte sarebbe quello già prospettato in altre ipotesi discusse in questi anni: accorpamento con Valle d’Aosta e Liguria per costituire la nuova Regione Alpina. Insomma, se la storia ha provato che un tempo il mare arrivava a bagnare anche il Piemonte, oggi un provvedimento legislativo potrebbe riportare spiagge e ombrelloni all’ombra della Mole. Nessuna modifica per la Lombardia, mentre Trentino Alto Adige, Veneto e Friuli Venezia Giulia darebbero vita alla Regione Triveneto. Procedendo verso Sud, l’Emilia Romagna ingloberebbe dalle Marche la provincia di Pesaro, mentre Toscana, Umbria e Viterbo si unirebbero per formare la Regione Appenninica. Il Lazio scomparirebbe diventando un unico grande distretto di Roma Capitale, la sua parte più meridionale verrebbe accorpata alla Campania nella Regione Tirrenica, quella che propende verso l’interno diventerebbe un tutt’uno con Marche, Abruzzo e Molise darebbero vita alla Regione Adriatica. Il Lazio poi scomparirebbe diventando un unico grande Distretto di Roma Capitale e lasciando le province meridionali alla Regione Tirrenica che includerebbe anche la Campania. Nel Sud Italia, poi, la Puglia guadagnerebbe la provincia di Matera trasformandosi nella Regione Levante e la Calabria ingloberebbe il Potentino per dar vita alla Regione del Ponente. Immutate, infine, Sicilia e Sardegna.

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Nell’ordine del giorno, frutto di un lavoro che da inizio legislatura portano avanti il senatore Ranucci e il deputato Roberto Morassut le regioni passerebbero così da 20 a 12, con evidenti risparmi a partire dai famigerati costi della politica. Progetti che vanno nel solco del Limonte, vecchio pallino diMercedes Bresso che prevedeva, appunto, l’unione tra Piemonte, Liguria e VdA, fino alla Macroregione del Nord, una suggestione portata avanti, in modo più ideologico che pratico, daRoberto Cota, sognando la Baviera italiana. Nulla di tutto questo finora si è realizzato. Sull’effettiva possibilità di realizzazione le perplessità non mancano, a partire dai tempi imposti dall’odg, troppo stretti, per non parlare delle contraddizioni tra il documento appena approvato (peraltro senza votazione) e la stessa riforma costituzionale che prevede un Senato dei territori con l’indicazione precisa di quanti senatori ciascuna delle attuali regioni avrà. Insomma, un modo per tenere vivo il dibattito su un aspetto dell’assetto istituzionale del Paese che certamente ha palesato delle falle. Se poi c’è qualcosa di più lo vedremo nei mesi a venire.

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