“È un disastro!”. Proprio a poche ore dal referendum petrolio in mare. Si lotta contro il tempo per evitare il peggio. Ecco cosa sta succedendo e dove


 

Allarme petrolio in mare a Genova. Un importante sversamento di greggio causato dalla rottura di una tubazioen dell’oleodotto della Iplom ha interessato il rio Fegino. L’incidente è avvenuto ieri sera verso le 20. Nella notte, vigili del fuoco e protezione civile hanno cercato di fronteggiare l’emergenza ambientale  sistemando delle “dighe” nel rio Pianego che convoglia le sue acque nel Fegino. Un tentativo disperato che non ha funzionato.

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Gli effetti del gigantesco sversamento sono gravi tant’è che c’è chi arriva a parlare di disastro. La puzza si sente nell’aria per chilometri. L’aria è, di fatto, irrespirabile. Dai primi risvolti investigativi , nella serata di ieri, pare che il danno sia accidentale e non frutto di un sabotaggio. L’impianto del deposito costiero di Fegino, scrive La Stampa, è stato sequestrato dal pm Alberto Landolfi, che ha effettuato un sopralluogo sul posto. C’è da capire come mai la perdita non sia stata subito individuata e non si sia provveduto a chiudere immediatamente il flusso.

Secondo alcune fonti l’intervento sarebbe stato reso complicato dalla pressione delle tubazioni. La Procura ha aperto un’indagine per inquinamento e sversamento non controllato. L’azienda rischia di dover pagare gli ingenti costi di risanamento ambientale che inevitabilmente ci saranno, da oggi, una volta terminata la fase di emergenza. La Valpolcevera e i suoi abitanti, ancora una volta, si trovano a subire l’ennesimo dissesto ambientale, legato agli effetti delle sue industrie e delle servitù.

 

In Italia ci sono tanti vecchi ‘mostri’ che causano emissioni tra città e campagne. Ma c’è chi, da anni, li ‘caccia via’ per tutelare l’ambiente

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