“Non vogliamo le biomasse a Giove”. Consegnate 1300 firme per chiedere al sindaco di revocare l’autorizzazione concessa per la costruzione di un impianto a biomasse nel territorio dell’Umbria: la battaglia dei cittadini


 

Precisamente 1300 firme sono state raccolte per richiedere la revoca del nulla-osta per la costruzione di una centrale a biomassa nel territorio di Giove (in provincia di Terni). Non si tratta certo di piccoli numeri, tenuto conto che l’impresa si è svolta tra i mesi di luglio e settembre nel territorio di 7 piccoli comuni, quelli che maggiormente sarebbero danneggiati dagli effetti nocivi dell’impianto in progetto, a cavallo tra Umbria e Lazio. A raccoglierle e consegnarle al Comune di Giove 6 associazioni combattive che lottano per il benessere del territorio: Legambiente di Amelia, CSP della Tuscia, Naturis di Penna, Club della Teverina, Meetup Le stelle non stanno a guardare di Amelia e valle del Tevere. Ma con loro anche alcune aziende agricole locali che hanno promosso questa iniziativa. “Se si pensa che in Italia – ha dichiarato Francesco Fossati presidente del circolo Legambiente amerino – si può proporre una legge di iniziativa popolare con meno dello 0,1% di firme della popolazione e un referendum abrogativo con l’1% di firme della popolazione, qui siamo molto oltre, siamo oltre il 5% della popolazione dei comuni coinvolti. Come minimo dovrebbe essere rimessa in discussione l’autorizzazione”. (continua dopo la foto)




Così, nel pomeriggio del 14 settembre una delegazione colorata di persone di varie età e provenienze, si è ritrovata a Giove per la consegna delle firme, indossando tutti almeno un indumento di colore bianco per identificarsi e produrre curiosità nel resto della popolazione. Poi si è diretta a piedi in Comune affollando festosamente per alcuni minuti l’ufficio dove il plico di fogli è stato quindi protocollato. “Con la consegna di queste firme non finisce niente – afferma Alessandra De Simone del CSP della Tuscia -. Inizia in realtà un nuovo periodo in cui le forme di informazione della popolazione e di persuasione o pressione verso le istituzioni locali, saranno diversificate e si intensificheranno”. Una lotta che è pertanto destinata a proseguire. (continua dopo le foto)




  


 


“Non è possibile – aggiunge Laura Ferri dell’associazione Naturis di Penna – che, a tre anni dallo scadere degli incentivi europei per questo tipo di impianti (che sono praticamente dei piccoli inceneritori dato che possono bruciare anche i rifiuti) degli imprenditori pretendano di mettere a rischio la salute della gente proprio ora che l’Europa sta prendendo una direzione diversa dissociando la produzione energetica dallo smaltimento dei rifiuti. I sindaci, come tutori della salute dei propri concittadini, non possono permetterlo. Perciò chiediamo al Sindaco di Giove di ritirare il nulla-osta concesso”. Ma non finisce certo qui. Il gruppo di cittadini, le associazioni e le aziende che hanno partecipato all’impresa hanno fatto sapere che nei prossimi mesi daranno vita a nuove manifestazioni di protesta.

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