È stata l’Austria a trionfare all’Eurovision Song Contest 2025, portando a casa una vittoria attesa e, per molti, meritata. A conquistare pubblico e giurie è stato JJ, pseudonimo di Johannes Pietsch, giovanissimo interprete di “Wasted Love”, una ballata elettro-pop carica di emozione e malinconia. Il brano ha convinto per la delicatezza della voce di JJ, ma anche per la messa in scena sobria e intensa, in netto contrasto con lo sfarzo di molte altre esibizioni. Con un distacco minimo sul secondo classificato, l’artista israeliana Yuval Raphael, JJ ha incassato il favore sia delle giurie tecniche sia del televoto, suggellando così un successo che da giorni era previsto dai bookmaker internazionali.
Il podio si è rivelato una sfida combattuta fino all’ultimo voto. Dopo la prima semifinale, l’Austria era tra i favoriti, ma non in testa: la rimonta decisiva è avvenuta nella serata finale grazie al televoto, che ha ribaltato le carte in tavola. JJ ha incantato con una performance pulita, visivamente contenuta ma vocalmente potente, che ha emozionato milioni di spettatori in tutta Europa. Con questa vittoria, l’Austria raggiunge la sua terza affermazione nella storia dell’Eurovision, dopo quelle del 1966 e del 2014.

Eurovision, polemiche contro Israele
Proprio nella seconda metà della serata, però, si è verificato uno degli episodi più discussi dell’edizione 2025. L’esibizione della cantante israeliana Yuval Raphael, sopravvissuta al massacro del Nova Festival e portavoce di un messaggio di speranza attraverso il brano “New Day Will Rise”, è stata accompagnata da un silenzio eloquente da parte dei commentatori italiani Gabriele Corsi e Big Mama. Prima della performance, i due si erano limitati a evocare il tema della pace, evitando qualsiasi riferimento diretto all’attualità del conflitto in Medio Oriente e, in particolare, alla striscia di Gaza. “Si parla di un nuovo giorno che sorgerà”, ha detto Big Mama. “E noi speriamo che questo nuovo giorno sia un giorno di pace e, come cantava John Lennon, give peace a chance”, ha aggiunto. “Pace”, ha concluso Corsi. Dopo l’esibizione, entrambi hanno scelto di non aggiungere nulla, lasciando solo il rumore dell’arena e del passaggio sul palco.

Questa scelta di silenzio, più che un atto di neutralità, è stata letta da molti come una presa di posizione implicita. La presenza di Israele in gara aveva suscitato ampie proteste già nei giorni precedenti la finale, tanto da provocare mobilitazioni e appelli da parte di artisti e attivisti. Durante la semifinale del 15 maggio, la performance di Raphael era stata accolta da fischi, bandiere palestinesi e plateali manifestazioni di dissenso. Alcuni spettatori hanno raccontato che il suono degli applausi trasmesso era stato potenziato per coprire le proteste più rumorose. L’episodio ha contribuito a rendere ancora più evidente il clima teso che ha accompagnato l’evento.

Nonostante la forte esposizione mediatica e il voto popolare che l’ha portata a un soffio dalla vittoria finale, la partecipazione israeliana all’Eurovision 2025 ha diviso l’opinione pubblica europea. Le polemiche non sembrano destinate a spegnersi, tanto che il Comitato organizzatore potrebbe valutare nei prossimi mesi eventuali modifiche al regolamento per gestire in futuro situazioni simili. Intanto, resta la sensazione che, almeno in parte, la musica sia stata oscurata dalla geopolitica.


