Si è spento a 69 anni uno dei volti meno noti ma storicamente fondamentali nella primissima incarnazione di una delle più grandi rock band britanniche. A dare la notizia, rimbalzata tra i media del Regno Unito, sono stati i familiari dell’uomo, colpito da un tumore che da tempo minava la sua salute. Una morte che, per uno strano gioco del destino, è stata resa pubblica proprio il giorno dei funerali di Ozzy Osbourne, icona dei Black Sabbath e simbolo dell’hard rock mondiale.
Dietro quella voce che contribuì a gettare le fondamenta di un suono destinato a entrare nella storia dell’heavy metal. Nato il 19 aprile 1956 in Inghilterra, era stato il primo frontman degli Iron Maiden, anche se solo per un breve periodo. Entrato nella band nel dicembre 1975, ne fu allontanato nell’ottobre dell’anno successivo, sostituito da Dennis Wilcock. Il motivo, raccontano alcune biografie, sarebbe stata la scarsa presenza scenica, un elemento che in una band come quella guidata da Steve Harris pesava moltissimo.

Musica in lutto, addio ad una leggenda: genio e sregolatezza
Dopo l’uscita dal gruppo, Paul Mario Day non abbandonò mai la musica, anche se i riflettori principali non lo sfiorarono più. Collaborò con band come More, Sweet, Wildfire, Crimzon Lake, Defaced e Buffalo Crows, costruendosi una carriera solida e coerente lontano dalla fama globale degli Iron Maiden.

Dalla seconda metà degli anni Ottanta si trasferì stabilmente in Australia, dove ha vissuto fino alla fine. Nel 2013 fece notizia per aver prestato la sua voce a un jingle pubblicitario per una concessionaria Toyota di Canberra, mentre nel 2019 fu coinvolto in una reunion nostalgica con parte della formazione originaria dei Maiden, seppure senza i diritti sul nome storico.

La notizia della sua morte, avvenuta il 29 luglio, ha scosso molti appassionati del genere. Il fatto che sia stata diffusa nelle stesse ore in cui Birmingham tributava l’ultimo saluto a Ozzy Osbourne ha amplificato il significato simbolico della sua scomparsa. Due voci diverse, due destini incrociati solo dalle cronache e da un genere musicale che ha segnato un’epoca. Mentre i fan ricordano Ozzy con clamore, c’è chi oggi riscopre anche il timbro ruvido e primordiale di Paul Mario Day, che diede il primo respiro a un mostro sacro del metal come gli Iron Maiden.


