“Quello che mi è successo in quel bagno mi ha cambiato la vita”. Gianna Nannini, la confessione choc sconvolge i fan

È Vanity Fair a celebrare il 20esimo album di Gianna Nannini. E lo fa pubblicandola come storia di copertina del numero di in edicola a pochi giorni dal lancio di La differenza, singolo di debutto del nuovo omonimo album. “L’unico ad avermi capito davvero a 14 anni, quando cercavo il mio posto nel mondo e mi sbattevo tra un provino e l’altro, fu Mike Bongiorno. “Questa ragazza ha qualcosa”, disse al concorso delle voci nuove”. Inizia con questo aneddoto sui suoi esordi l’autobiografia di Gianna Nannini. La Nannini ha raccontato le difficoltà vissute quando da Siena si trasferì, giovanissima, a Milano: “Mantenersi, all’inizio, non fu facile», ricorda su Vanity Fair.

Mio padre mi aveva promesso una macchina se avessi conseguito il diploma prima del previsto. Feci due anni in uno e a 18 anni, con la Lancia regalata da papà, scorrazzavo in questa città tutta nuova facendomi rubare l’autoradio per incassare i soldi dell’assicurazione. La lasciavo in bella vista sul sedile del passeggero, ogni tre mesi qualcuno regolarmente spaccava il vetro e io incassavo felice i soldi dell’assicurazione”. Continua a leggere dopo la foto


Dopo rivelato che il verso “i maschi disegnati sul metrò/ confondono le linee di Mirò” nacque per caso (“A mia madre piaceva Miró, vidi questi cazzi disegnati sui vagoni a Milano e mi venne in mente”), la cantante ha spiegato: “Ami gli uomini? Ami le donne? Sempre le stesse domande, davanti alle quali uno vorrebbe dire soltanto: ‘Ma te li fai i cazzi tuoi?’. Eppure sarebbe semplice: a me le divisioni, a partire da quelle di genere, non mi hanno mai interessato granché. Continua a leggere dopo la foto

Ho sempre amato uomini e donne e soprattutto non ho mai avuto freni nel sentire e seguire quello che volevo. Le ho sempre rifiutate, le definizioni. Infine, la confessione a proposito della dipendenza dalle droghe: “Tranne l’eroina, le ho provate tutte. Dalla cocaina, per un po’ di tempo, quasi quarant’anni fa, sono stata dipendente. Continua a leggere dopo la foto

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Ero a Londra e ce la portavano in studio con la stessa semplicità con cui oggi ti consegnerebbero un panino. Non stavo mai senza, ci viaggiavo, ero del tutto incosciente. Un giorno vado in bagno e mentre scarto il sasso rosa, quello mi cade nel cesso. Lo vedo sparire nell’acqua e, mentre si scioglie lentamente e sto per metterci le mani dentro, mi dico: ‘Non posso fare questa cosa, non posso ridurmi così’. Ho smesso lì”.

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