Vai al contenuto
Questo sito contribuisce alla audience di

Addio a Gino Paoli, se ne va un altro grande della musica italiana

  • Musica

Per decenni è stato una presenza familiare e insieme inafferrabile della musica italiana, una voce capace di attraversare le stagioni senza consumarsi davvero. Le sue canzoni hanno accompagnato amori, malinconie, nostalgie e ritorni, entrando nel lessico sentimentale di più generazioni con una naturalezza rarissima. C’era in lui qualcosa di profondamente riconoscibile e allo stesso tempo irriducibile, come se ogni brano portasse con sé un frammento di vita vissuta e una riflessione più ampia sul tempo, sul desiderio e sulla fragilità umana.

Nato a Monfalcone il 23 settembre 1934 e cresciuto a Genova, Gino Paoli è stato uno dei nomi più rappresentativi della cosiddetta scuola genovese, quella corrente di autori che ha cambiato in profondità il modo di scrivere e ascoltare canzoni in Italia. La sua formazione artistica si è intrecciata presto con una sensibilità fuori dagli schemi, nutrita da influenze diverse e da una scrittura che seppe trovare una strada personale, intima e potentissima. Con brani come “Il cielo in una stanza”, “Sapore di sale”, “Senza fine” e “La gatta”, Paoli ha lasciato un segno che va oltre il successo discografico, perché ha contribuito a ridefinire l’idea stessa di canzone d’autore.


Morto Gino Paoli: l’annuncio della famiglia

Il suo stile non ha mai cercato l’enfasi facile. Al contrario, si è imposto per quella capacità quasi disarmante di dire molto con apparente semplicità, di tenere insieme poesia e immediatezza popolare, malinconia ed eleganza, confessione personale e respiro universale. Accanto a figure come Luigi Tenco e Fabrizio De André, Paoli ha rappresentato una stagione irripetibile della musica italiana, diventando un punto di riferimento per intere generazioni di artisti. Nel corso della sua lunga carriera ha scritto, interpretato e collaborato con protagonisti della scena italiana e internazionale, mantenendo sempre intatta una cifra stilistica riconoscibile, colta ma mai distante.

La notizia arrivata oggi chiude dunque una pagina fondamentale della cultura musicale del Novecento italiano: Gino Paoli è morto il 24 marzo 2026, all’età di 91 anni. A darne notizia è stata la famiglia, che in una nota ha fatto sapere: “Questa notte Gino ci ha lasciato in serenità e circondato dall’affetto dei suoi cari”, chiedendo al tempo stesso la massima riservatezza. Una scomparsa che colpisce non solo il mondo dello spettacolo, ma anche quel vastissimo pubblico che nelle sue parole ha ritrovato per anni emozioni precise, ferite mai del tutto rimarginate e immagini diventate patrimonio comune.

Gino Paoli con la moglie Paola Penzo

Solo a gennaio, in una lunga intervista, Paoli raccontava ancora se stesso con il disincanto lucido che lo aveva sempre contraddistinto, parlando dei suoi 90 anni, della sua vita intensa e del dolore mai davvero superato per la morte del figlio Giovanni. Anche per questo la sua figura, negli ultimi tempi, appariva ancora viva nel dibattito pubblico e culturale, non come un monumento distante ma come una voce capace di interrogare il presente. La sua eredità, oggi, non si misura soltanto nei dischi, nei premi o nella popolarità dei suoi titoli più celebri, ma nella profondità con cui ha inciso nell’immaginario italiano.

Negli anni passati, Gino Paoli aveva parlato apertamente delle sue condizioni di salute, condividendo anche momenti delicati della sua vita. Nel 2017 il cantautore fu sottoposto a un intervento chirurgico per un aneurisma dell’aorta addominale, superato positivamente. Successivamente, durante il periodo della pandemia, aveva raccontato di aver affrontato gli effetti del Covid, soffermandosi in particolare su una persistente sensazione di stanchezza che lo aveva accompagnato a lungo.

Ma non solo problemi fisici: Paoli aveva anche rievocato una fase complessa segnata dalla dipendenza dall’alcol. Un rapporto difficile iniziato negli anni Sessanta e durato circa quindici anni, fino alla scelta di intraprendere un percorso di disintossicazione nel 1976. Lo stesso artista aveva confessato di essere arrivato a consumare quantità molto elevate, parlando addirittura di “una bottiglia di whiskey al giorno”. Un periodo buio, reso ancora più pesante da vicende personali dolorose, come la perdita del fratello. E l’età avanzata ha contribuito alla sua scomparsa.

Gino Paoli con la moglie Paola Penzo

Resta così l’opera di un autore raffinato e inconfondibile, uno di quelli che non hanno semplicemente scritto canzoni di successo, ma hanno cambiato il linguaggio emotivo di un Paese. Gino Paoli rimane uno dei simboli più autentici della musica italiana, un artista che ha saputo unire introspezione, talento letterario e immediatezza melodica come pochissimi altri. E nel momento dell’addio, più che il peso della cronaca, emerge la sensazione di una presenza destinata a non uscire davvero di scena, perché certe canzoni, quando riescono a toccare così a fondo la memoria collettiva, continuano a vivere molto oltre chi le ha create.


Caffeina Logo Footer

Caffeina Magazine (Caffeina) è una testata giornalistica online.
Email: [email protected]

facebook instagram pinterest
powered by Romiltec

©Caffeina Media s.r.l. 2026 | Registrazione al Tribunale di Roma n. 45/2018 | P. IVA: 13524951004


Hai scelto di non accettare i cookie

Tuttavia, la pubblicità mirata è un modo per sostenere il lavoro della nostra redazione, che si impegna a fornirvi ogni giorno informazioni di qualità. Accettando i cookie, sarai in grado di accedere ai contenuti e alle funzioni gratuite offerte dal nostro sito.

oppure