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“Così ho deciso di andare in terapia”. Tiziano Ferro racconta il suo momento buio

  • Musica

Ci sono momenti, nella vita di un artista, in cui il successo e la fama non bastano più a nascondere ciò che accade dentro. È proprio da questo punto fragile e profondamente umano che parte il racconto di Tiziano Ferro, che ha deciso di condividere uno dei capitoli più difficili della sua esistenza, mettendo da parte ogni filtro.

Il cantautore di Latina ha scelto di aprirsi in una lunga conversazione con Vittorio Lingiardi per Venerdì di La Repubblica, rivelando come il bisogno di chiedere aiuto sia arrivato all’improvviso, quasi come un crollo inevitabile dopo mesi, forse anni, di sofferenza accumulata.


Tiziano Ferro a cuore aperto sulla dipendenza e la terapia

Il momento decisivo è stato tanto semplice quanto devastante. “Ero a Milano, mi capita di parlare con una persona famosa – ha raccontato Ferro – che scherzando, ma dicendo la verità, mi fa: ‘Sto andando da una psicologa, meno male, mi sta aiutando molto'”. Parole apparentemente leggere che però hanno lasciato un segno profondo.

Poi, pochi giorni dopo, il punto di rottura: “Poi qualche giorno dopo, in albergo, all’ennesima birra casco per terra, la faccia sulla moquette, non riesco ad alzarmi e, sempre fissando la moquette, scrivo a questa persona: ‘Mi dai il numero della tua psicologa?’. Lui me lo manda e io ci vado, ci corro proprio non ce la facevo più facevo più. E sai cosa? Ho iniziato a sentirmi bene solo per il fatto di aver deciso di iniziare a volermi bene”.

Da quel momento è iniziato un percorso lungo e complesso, che ha portato Ferro a fare i conti con una realtà interiore tutt’altro che semplice. “Ero un concentrato di sintomi: il disturbo alimentare, le storie di bullismo, le addiction, il panico… E naturalmente la difficoltà ad accettarmi per come ero. Insomma un mondo interno piuttosto attorcigliato che ha richiesto parecchie puntate”. Una confessione che restituisce tutta la fatica di convivere con fragilità spesso invisibili agli occhi degli altri.

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Il viaggio nella terapia lo ha portato anche oltreoceano, dove ha trovato un approccio diverso, più diretto e concreto. “che aveva un approccio diverso da quella italiana, cognitivo-comportamentale. Un approccio molto pragmatico: prima affrontiamo i comportamenti, poi parliamo di tuo padre, di tua madre e di tua nonna”. Un metodo che gli ha permesso di affrontare in modo mirato alcune delle sue dipendenze e dei suoi disturbi alimentari, aiutandolo a ritrovare un equilibrio.

Ma il nodo più difficile da sciogliere riguardava la sua identità più profonda. “Tra i tanti motivi, uno importante era che non mi accettavo. E dopo due anni ho fatto coming out: la terapia mi ha spinto fuori da quel disagio. Mio fratello, che aveva 18 anni, mi ha detto: ma perché è un problema? Lì ho capito che il mondo stava finalmente iniziando a girare in un altro modo. Ma fino a quel momento per me è stata una cosa orrenda”. Parole che raccontano un percorso doloroso ma anche liberatorio.

Solo nella seconda parte di questo racconto emerge con chiarezza quanto il peso del giudizio esterno abbia inciso sulla sua vita e sulla sua carriera. Ferro ha spiegato infatti di aver vissuto per anni con un’ansia costante, legata soprattutto alle interviste e alle aspettative dell’ambiente musicale.

“Avevo il terrore di fare le interviste perché sapevo che prima o poi mi avrebbero fatto quella domanda, una domanda alla quale non riuscivo a dare risposta. Da ragazzo mi sentivo una persona sbagliata, con i produttori che dicevano: ma non hai una fidanzata per un servizio fotografico?”. Un ricordo che mette in luce quanto fosse difficile, per lui, conciliare la propria identità con le pressioni del mondo dello spettacolo.

Oggi, quel percorso appare come una rinascita. La decisione di chiedere aiuto, maturata in uno dei momenti più bassi, si è trasformata nel primo passo verso una nuova consapevolezza. E proprio da quella caduta, su una moquette d’albergo, è iniziata la risalita.


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