Pietro Taricone, a 5 anni dalla morte l’ennesimo gesto di amore della sua Katia Smutniak: ha realizzato il sogno dell’attore e reso felici tanti bambini. Ecco la storia che vi commuoverà…


 

Kasia Smutniak ha costruito una scuola a Ghemi, vicino a Kathmandu. L’aveva promesso al suo compagno Pietro Taricone e lo ha fatto. L’attrice racconta a Grazia il suo ritorno nel luogo del primo viaggio con Taricone: “La mia storia con il Nepal è cominciata 15 anni fa, in un piccolo villaggio chiamato Kagbeni, nel bel mezzo dell’Himalaya. Ne ho fatti tanti di viaggi nella mia vita, alcuni per lavoro, altri per puro piacere. Non sapevo che uno di questi mi avrebbe segnato per sempre e di certo non potevo immaginare che un giorno, molti anni dopo, sarei tornata proprio lì, con una promessa e un sogno da realizzare”.

 

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La Smutniak prosegue: “Con Pietro siamo stati una volta sola nel Mustang e non ci è voluto molto per innamorarsi di quel posto, della sua cultura e della sua gente. Tutto è cominciato un giorno che è tornato a casa urlando: ‘Andiamo in Mustang!’. Non so dove ne avesse sentito parlare, forse leggendo un libro, un articolo o semplicemente guardando la rivista National Geographic. Mi sono fatta contagiare dalla sua voglia di avventura e presto siamo partiti per esplorare l’antico Regno di Lo”. Allora Kasia e Pietro hanno conosciuto una giovane famiglia, che da quel momento è diventata un po’ anche la loro: “In quel viaggio abbiamo incontrato Tenzin, all’epoca 19enne, e Pema, che si erano appena sposati. Non sapevo ancora che la loro casa sarebbe diventata la mia, che le nostre figlie avrebbero dormito insieme e che io, in un rito speciale, sarei diventata “la Sorella di Spirito” di Pema. Eravamo completamente inebriati dalla bellezza, dalla gentilezza degli abitanti, dal misticismo dei riti e dalla loro pura allegria. Ma abbiamo anche visto la loro estrema povertà. Abbiamo trascorso un mese nel Mustang ospitati dalla famiglia di Tenzin e Pema. Non hanno voluto in cambio nulla, neanche un centesimo. Mi ricordo il nostro addio, all’alba, dove piangendo ho regalato a Pema una cosa a cui tenevo molto, una piccola croce di poco valore, ma per me molto importante e ho visto le lacrime scendere sul viso della mia nuova amica, e ho sentito che aveva capito. Sapevo che non l’avrei rivista presto”.

 

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Durante quel viaggio Taricone ha deciso di fare qualcosa di buono per quelle persone, eredità che ha poi lasciato alla sua compagna: “Pietro, stranamente silenzioso negli ultimi giorni, per tutto il viaggio di ritorno non ha fatto altro che parlare. Diceva che dovevamo fare qualcosa, noi che siamo dei privilegiati, che dovevamo aiutare quella gente povera, ma ricca di spirito. Che la cultura Mustangi era troppo preziosa e che non si poteva stare fermi a guardare, aspettando che scomparisse del tutto. Perché il mondo appartiene a tutti e tutti ne siamo responsabili. E che: ‘Porca miseria, dobbiamo fare qualcosa!’. Ci siamo promessi che saremmo tornati presto.

Così purtroppo non è stato, ma la Smutniak ha deciso di portare avanti il sogno del suo Pietro: “Poi le cose sono andate diversamente. Io sono rimasta incinta dopo pochi mesi, poi la bambina era troppo piccola per affrontare un simile viaggio, poi il lavoro, il mutuo, la vita. Qualche settimana dopo la morte di Pietro ho ricevuto una telefonata. Era Tenzin. Aveva camminato un giorno intero per poter raggiungere un posto dove c’era il telefono. Voleva sapere come stavamo e dirmi che avevano fatto una Puggia, una preghiera dei monaci tibetani che può durare per diversi giorni, per lo spirito di Pietro. E ho capito che era arrivato il momento di “fare qualcosa”. Otto anni dopo, con una figlia, sono tornata a casa di Tenzin e Pema con una forte motivazione ma senza un’idea precisa”. L’idea poi è arrivata: costruire una scuola. E ce l’ha fatta.

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