Tragedia familiare, bimbo di 4 anni inala una puntina da disegno e muore: “Gli ha perforato il polmone”


Una famiglia con il cuore spezzato ha messo in guardia altri genitori dopo che il loro figlio di quattro anni è tragicamente morto per aver inalato una puntina da disegno. Ayla Rutherford, 29 anni, di Graham, Washington, si stava facendo la doccia il mese scorso quando ha sentito la sua famiglia urlare al piano di sotto ed è corsa nella stanza trovando trovare suo marito Josh, 29 anni, che eseguiva la manovra di Heimlich sul loro bambino, Axel.

Non aveva ancora idea di cosa fosse successo mentre Axel perdeva conoscenza e iniziava a diventare blu. La folle corsa all’ospedale, poi la scoperta choc dei medici: Axel non stava soffocando ma aveva inalato una comune puntina da disegno che gli aveva perforato il polmone sinistro. Axel è tragicamente scomparso tra le braccia dei suoi genitori dopo una settimana di terapia intensiva e la morte cerebrale. (Continua a leggere dopo la foto)






I suoi genitori ora stanno avvertendo gli altri di gettare tutte le puntine da disegno o gli spilli che hanno in casa per evitare che i loro figli subiscano lo stesso tragico destino. Ayla ha detto: “Questo è stato un bizzarro incidente. Tutto quello che voglio fare è impedire ad altre persone di affrontare quello che dobbiamo affrontare noi”. Ayla aveva da poco finito di preparare la torta di compleanno del figlio maggiore Soren quando la loro vita è cambiata per sempre. (Continua a leggere dopo la foto)






In pochi minuti Axel ha perso conoscenza ed è diventando cianotico, mentre Josh e suo padre Stuart cercavano di eseguire la manovra per liberare le vie respiratorie, aspettando disperatamente che l’ambulanza arrivasse a casa. “Ci sono volute circa due ore per rimuovere lo spillo, i medici hanno dovuto fare una tracheotomia ma il nostro bambino non si è più ripreso ed è volato in cielo”. (Continua a leggere dopo la foto)



 

Quando i medici hanno staccato la spina la donna ha dovuto dare la notizia all’altro figlio: “Continuavamo a dirgli che Axel non si sarebbe svegliato. Ha sei anni, non capisce ancora la morte. Poi quel giorno siamo tornati a casa, lo abbiamo fatto sedere e gli abbiamo detto che Axel era morto. Usi parole vere. Non gli dici che se n’è andato. Gli dici che è morto. Usi parole vere, anche se fanno male. È stato terribile”.

 

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