Missionario violentava bimbe nel suo orfanotrofio. La moglie distribuiva contraccettivi


Un 61enne missionario americano in Africa avrebbe violentato ripetutamente quattro ragazzine, da quando queste avevano 11 anni, con la complicità della moglie. Gli abusi sono stati compiuti in un orfanotrofio a Boito, in Kenya, che lo stesso uomo – che si chiama Gregory Haynes Dow e attualmente sta affrontando una condanna a 16 anni di carcere – aveva costruito. Secondo l’accusa, Dow ha aggredito le quattro ragazzine tra il 2013 e il 2017. Due di loro avevano 11 anni, un’altra 12 e la quarta 13 anni.

E secondo l’accusa la moglie di Dow, Mary Rise Dow, aveva portato le vittime e altre orfane in una clinica del posto per far impiantare loro dei dispositivi di controllo delle nascite. In questo modo, secondo l’accusa, l’uomo “è stato in grado di perpetrare questi crimini senza timore che l’abuso potesse trasformarsi in gravidanza”. Ora il presunto pedofilo ha accettato il patteggiamento dichiarandosi colpevole. Secondo quanto ricostruito, la coppia era arrivata nel Paese africano nel 2008 con l’obiettivo di costruire l’orfanotrofio. (Continua a leggere dopo la foto)









Poi nel settembre del 2017 due ragazzine di 12 e 13 anni hanno presentato denuncia per molestie alla polizia locale. Il giorno seguente alla denuncia gli investigatori hanno visitato l’orfanotrofio ma i Dow non c’erano. Poi, quasi due settimane dopo, la polizia keniota ha emesso un mandato di cattura per Gregory Dow e una domanda di estradizione dopo che si è saputo che era rientrato a New York. (Continua a leggere dopo la foto)






Nel dicembre 2018 Dow si è detto innocente: a suo dire, un dipendente dell’orfanotrofio aveva convinto le ragazze a mentire. È stato arrestato nel luglio 2019 ed è rimasto in carcere fino al processo perché esisteva il pericolo di fuga. (Continua a leggere dopo la foto)



 


A quanto emerso nel corso delle indagini, nel 1996 l’americano era stato già condannato per aver tentato di violentare una adolescente. Anche la moglie nel gennaio del 2019 è stata condannata a un anno di carcere in Kenya o in alternativa a pagare una multa di circa 500 dollari per aver aiutato il marito. La donna è tornata negli Stati Uniti.

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