Daniela, uccisa a 42 anni dal collega del centro antiviolenza. L’uomo aveva partecipato alla marcia per chiedere giustizia


Il vice presidente dell’associazione civile Generar Daniela Cejas, 42 anni, era stata trovata morta il 4 gennaio del 2020 all’interno della struttura dove lavorava, il Day Center for Women in Situation of Violence di Santa Fe, nel New Mexico. La notizia aveva sconvolto tutta la comunità, perché la donna era la presidente di un’associazione che si occupava attivamente della violenza sulle donne.

Dopo l’omicidio in tanti si erano riuniti in una marcia per chiedere giustizia. Tra questi c’era anche il collega Javier Sen, 48 anni, attivista che lavorava proprio nell’associazione presieduta da Daniela. A sei mesi dall’omicidio è arrivata la svolta. La polizia di Santa Fe ha arrestato l’uomo. Javier San è accusato dell’omicidio della donna. Secondo quanto ricostruito dagli inquirenti, l’uomo si sarebbe proposto come volontario dell’associazione antiviolenza solo per avvicinarsi alla donna. (Continua a leggere dopo la foto)






“C’era un rapporto ineguale – ha detto il procuratore del caso – basato sul dominio e sul controllo che l’uomo esercitava sulla vittima. La modalità che ha scelto per causare la sua morte di Daniela, infatti, mostra una chiara espressione di superiorità sulla vulnerabilità della vittima”. Sen e Cejas si sarebbero incontrati i primi di gennaio presso la sede dell’associazione dove poi è avvenuto l’omicidio ed è stato trovato il corpo senza vita di Daniela. (Continua a leggere dopo la foto)






Oltre ad essere vicepresidente, Daniela è stata professionalmente impegnata come coordinatrice del team interdisciplinare di professionisti di “La nostra casa”, dove prestava volontariato l’uomo arrestato dalla polizia. A Javier, la polizia è arrivata grazie a un attento lavoro di controllo di celle telefoniche. “Spero che questo brutale assassino riceva ciò che si merita, che gli diano l’ergastolo”, ha detto la nuova presidente Liliana Loyola. “Il femminicidio è l’ultima e la più crudele espressione del violento disprezzo del patriarcato e del suo esasperato machismo contro le donne – hanno detto dall’associazione – I nostri corpi, il corpo di Daniela, hanno pagato il costo macho per rivendicare la libertà”. (Continua a leggere dopo la foto)



 

Tramite un comunicato stampa, l’associazione aveva lanciato un appello per chiedere giustizia e trovare il colpevole della morte della presidente: ” Il posto di Daniela sarà indimenticabile per tutti noi e anche con il cuore dolorante, ci uniamo per chiedere giustizia. Il suo sorriso sarà accompagnato da migliaia di abbracci di donne che non abbandonano la lotta”.

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