Morte di Franco Panariello: una storia di solitudine e di due fratelli divisi dalla vita


Quella di Francesco Panariello è una storia di cui si parla in questi giorni fatta di solitudine, tristezza e cattive amicizie. Franco, così lo chiamavano tutti, era il fratello del celebre comico Giorgio, ed è morto a Viareggio, nella notte di Santo Stefano del 2011, su una panchina. Solo. Perché lì lo avevano lasciato agonizzante tre persone che erano con lui. Colto da un malore, al gelo di una notte di fine dicembre. Tre “amici” lo accompagnavano, fino a quando decisero di abbandonarlo. Senza neanche chiamare i soccorsi e senza neanche tentare qualcosa. Dopo quasi tre anni di indagini la procura della Repubblica di Lucca ha rinviato a giudizio tre persone per omissione di soccorso. Sono proprio loro, le tre persone che erano con lui fino a pochi istanti prima che morisse. Questo perché, secondo i magistrati, Franco Panariello poteva essere salvato se i soccorsi fossero stati rapidi e il ricovero in ospedale immediato. (continua dopo la foto)








La vita di Franco non è stata facile. Era tornato in Versilia da poco, dopo aver trascorso un lungo periodo nelle comunità di recupero di San Patrignano e poi di don Mazzi. Viveva da poco a Montignoso, un piccolo comune sulle colline ai confini di Pietrasanta e della provincia di Massa Carrara. Proprio lì era stato abbandonato dalla mamma-bambina a poche settimane di vita, prima di finire per 11 lunghi anni in un collegio e poi essere adottato. Il fratello Giorgio, più grande di un anno, era stato invece affidato ai nonni materni. Lo stesso Franco aveva ultimamente raccontato la storia della sua infanzia e di una adolescenza particolarmente difficili caratterizzata da piccoli furti, nuovi collegi, solitudine e il disperato tentativo di ritrovare la madre. Era tornato da ragazzino in Versilia dai nonni, aveva conosciuto per la prima volta il fratello Giorgio, e poi era fuggito di nuovo verso Napoli per tentare di conoscere la madre che lo aveva abbandonato. Poi è finito nel baratro della droga, ma aveva la speranza di salvarsi, entrando nelle comunità di San Patrignano e Don Mazzi.

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