Lolita, star della musica italiana straziata a morte con un collo di bottiglia. Dopo 31 anni la prova che potrebbe inchiodare i colpevoli


“Ti chiameremo Lolita” disse la produttrice. Quel nome le avrebbe portato molta fortuna, anche se dell’eroina di Nabokov, Graziella Franchini non aveva né la malizia né la scaltrezza. La voce più bella del Veneto negli anni Sessanta aveva un carattere aperto, frizzante, leggero, come la musica di cui diventò la stella vincendo, uno dopo l’altro, il ‘Festival della canzone di Pesaro’ e il ‘Festival di Zurigo’ e approdando dritta in Tv, con ‘Carosello’ prima, al fianco di Renato Rascel e con ‘Un disco per l’estate’ poi, dove fece faville. A lei, però, non importava: a 35 anni, dopo la fine di uno sfortunato rapporto trascinato per anni, aveva finalmente trovato l’amore. Incontrò l’uomo della sua vita nello studio dove lui lavorava come ginecologo, in Calabria.

Tra camici e ricette cominciò la relazione con Michele Roperto, 41enne di Lamezia Terme, dove Graziella decise di trasferirsi, prima in albergo e poi in una villetta del residence ‘La Marinella’. Anche questo sogno, però, si infrange tragicamente. La mattina del 28 aprile, Italo Montesanti, il suo manager, preoccupato per il lungo silenzio di Graziella, fa irruzione nella villetta sul mare, dove trova il corpo martoriato dell’amica. Il televisore era acceso, i resti della colazione erano ancora sul tavolino, come se Graziella si fosse alzata da poco. Il suo corpo era nella stanza da bagno, riverso accanto vasca. Lolita era seminuda, la Tshirt le copriva la parte superiore del corpo, i genitali le erano stati massacrati con il collo di un bottiglione di vetro, una specie di damigiana lasciata in bagno per essere utilizzata in mancanza di acqua corrente. (Continua a leggere dopo la foto)










Chi poteva essersi accanito con tale ferocia su una donna indifesa? L’interesse della polizia si sofferma subito su Roperti, l’uomo che le aveva cambiato la vita. Il ginecologo, però, ha un alibi. La polizia però non si ferma all’accertamento dell’alibi del dottore e scopre che l’uomo ha una ex moglie e un figlio e che è fidanzato da sei anni con Teresa Tropea, studentessa in medicina, nipote del boss di ‘ndrangheta don Mico Pagliuso. Nonostante la ragazza in un primo momento neghi di conoscere Graziella, dalle ricerche emerge che la studentessa era a conoscenza del legame del suo fidanzato con la 35enne. (Continua a leggere dopo la foto)






È lo stesso Roperto a confessare alla polizia che la sua giovane fidanzata e la mamma, Caterina Pagliuso avevano aggredito Graziella in casa della cantante. Le due donne presentano un alibi insufficiente secondo la polizia, a dimostrare la loro estraneità. Insieme a un parente, Caterina Pagiuso avrebbe accompagnato la figlia alla stazione alle 14 e 30, dove questa avrebbe preso il treno per Messina, diretta alla facoltà di Medicina. (Continua a leggere dopo la foto)



 


Il delitto viene fatto risalire dall’autopsia – secondo la quale gli assassini erano almeno due – alle 13 e 30: dunque le due donne avrebbero avuto tutto il tempo di compiere gli spostamenti successivi, ipotizzano gli investigatori. In più, un testimone riferisce di aver visto le due donne a bordo di un’auto che transitava nella zona della Marinella all’ora al delitto. A distanza di 31 anni, c’è ancora una speranza di trovare gli assassini di Lolita. Un esame del DNA sui reperti ancora esistenti – come conferma l’avvocato di parte civile Giuseppe Pandolfo – potrebbe finalmente rivelare l’identità dei colpevoli.

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