“Così ho smesso di farmi di eroina”. Una testimonianza choc: dieci anni con la siringa in un braccio, poi la sua schiavitù finisce di colpo, proprio la notte di Capodanno


 

Per dieci anni è stato un’eroinomane. Poi decide di passare il Capodanno con la famiglia e la sua vita cambia completamente. “Di solito non passavo il Capodanno con i miei genitori e le mie sorelle, ma quell’anno l’ho fatto. Non avevo altri posti dove andare e nemmeno degli amici, quindi ho pensato che stare con la mia famiglia sarebbe stato meglio che rimanere da solo” racconta al The Guardian. “Ero stato un eroinomane per 10 anni e avevo distrutto la mia vita. Non avevo fatto quasi nient’altro, giusto un paio di lavori da cui ovviamente ero stato cacciato dopo poco tempo. Andavo avanti con l’elemosina e la microcriminalità, stare sdraiato era diventata la mia seconda natura”. L’uomo era già stato in un centro per la disintossicazione per cinque anni e sembrava esserne fuori, ma in realtà non era mai stato pulito per più di qualche giorno. “Durante quel Capodanno, sono stato costretto ad affrontare la vergogna. Ero arrivato in ritardo e i miei genitori mi avevano accolto con grande gioia. Diversi anni dopo mi hanno detto che uno dei motivi per cui erano stati così contenti di vedermi era perché il mio arrivo era la prova che non fossi morto. Ho baciato mia mamma, e mio papà mi ha offerto un drink. Gli dissi di non preoccuparsi, che sarei andato io a prenderlo e una volta in cucina, mi versai e scolai un bicchiere pieno di scotch, prima di riempirlo di nuovo a un livello più accettabile e tornare in salotto con il resto della famiglia”. (Continua a leggere dopo la foto) 



 “I miei genitori hanno cominciato a chiedermi che cosa avevo fatto. Ho attaccato a parlare delle sfortune per cui quello che avevo progettato non era accaduto e di come ero sicuro che l’anno successivo sarebbe stato diverso. Rimasero lì e annuirono, cercando disperatamente di credermi, ma le mie sorelle erano impassibili. Ogni tanto durante la serata annunciavo di dover andare in bagno e scomparivo per almeno 20 minuti per assumere un po’ di eroina. Poi tornavo di nuovo in salotto, come se fossi stato via solo per un paio di minuti. Ho continuato così fino alla mezzanotte e ho ricordi vaghi di quella serata, quello che ricordo però è il disprezzo negli occhi delle mie sorelle – continua l’uomo. – Normalmente, niente mi toccava quando ero un eroinomane. Era come se ci fosse una barriera protettiva tra me e il mondo”.

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“Ma quella notte di Capodanno gli occhi delle mie sorelle hanno visto la mia anima. Loro non potevano sapere che cosa c’era di sbagliato in me o quanto male stessi, ma avevano visto abbastanza per rinunciare a me, amarmi era diventato troppo doloroso. Il mattino seguente, qualcosa era cambiato. Non potevo smettere di pensare a loro. Ed è stata ancora più sorprendente la consapevolezza che non mi importava quanto mi avessero odiato: non era niente in confronto a quanto mi odiavo io stesso. Quella notte di Capodanno era stato un punto di svolta, perché è stato anche il momento in cui ho capito che volevo vivere più di quanto avrei voluto morire. Ci volle del tempo, ma nel giro di due mesi ero in riabilitazione e questa volta ha funzionato. Era il 1987 e a marzo saranno 30 anni che sono pulito e sobrio. Incrociamo le dita”.

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