”Cosa hanno fatto a quei bambini…”. Ancora un altro sbarco di profughi in Italia: una scena mai vista prima. I racconti dei sopravvissuti straziano il cuore. Tutti i dettagli dell’ennesima tragedia in mare


 

Hanno attraversato il Canale d’Otranto su un motopeschereccio: destinazione Salento, in Puglia, per cominciare una vita nuova col nuovo anno. Centosessantanove migranti che si sono detti di nazionalità pachistana sono arrivati nella notte a Tricase e sono stati rintracciati dai carabinieri mentre, in una silenziosa processione, risalivano la scogliera. L’imbarcazione su cui hanno viaggiato, scafo blu e sovrastrutture rosse, ha sfidato il buio della notte, avvicinandosi a Marina Serra e rischiando di schiantarsi contro la parete rocciosa. Le persone a bordo sono state minacciate e fatte scendere, nonostante il peschereccio riuscisse soltanto ad avvicinarsi agli scogli e non ad attraccare in un posto sicuro. Uno ad uno si sono buttati giù. Ed è qui che agli occhi di tutti è andato in scena il vero dramma, una di quelle che scene che stringono il cuore non lasciano spazio alle parole. In un momento in cui tutto il mondo si scambia “auguri” per un mondo migliore, un anno migliore, abbiamo dovuto assistere a uomini, donne e una ventina di bambini tra coloro che si gettavano in mare. E non solo, il vero dramma è che tra di loro c’erano anche alcuni neonati. (Continua a leggere dopo la foto)








Quando i carabinieri li hanno rintracciati avevano i vestiti inzuppati: alcuni avevano gli arti paralizzati dal freddo, altri lamentavano malori determinati dalla traversata, una donna problemi legati alla gravidanza. Intorno alle 2 è scattato il piano della prefettura di Lecce, con l’arrivo della Croce rossa nel porto di Tricase che ha messo a disposizione i mezzi per ricoverare i migranti in attesa del trasferimento nelle strutture di accoglienza. In contemporanea la guardia costiera ha avviato ricerche in mare, tramite due motovedette e un elicottero, per verificare sia l’eventuale presenza di persone che potevano essere cadute in acqua durante lo sbarco sia la presenza degli scafisti. Non è ancora chiaro se gli uomini che hanno condotto l’imbarcazione verso l’Italia si siano mischiati al gruppo degli stranieri soccorsi o se siano riusciti a fuggire a piedi risalendo la scogliera.

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Non è esclusa neppure l’ipotesi che il motopeschereccio sia stato raggiunto da un natante d’appoggio e che, dopo l’attracco di fortuna, gli scafisti siano ripartiti via mare verso l’altro lato dell’Adriatico. Stando a quanto ricostruito, la barca carica di migranti sarebbe partita dalla Turchia. Le persone arrivate in Salento sono state sistemate nel centro di accoglienza Don Tonino Bello di Otranto e nel palasport di Galatina, una delle strutture individuate dalla prefettura come punto d’appoggio nel caso di emergenze. 

 

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