Orrore. “Non ho più una vita ed è tutta colpa sua”, esasperata da quell’esistenza snervante, compie un gesto choc che sconvolge una nazione intera. Una vicenda davvero agghiacciante


 

Si può morire per aver lavorato troppo? Certamente! Ore e ore di straordinari, commissioni che si susseguono, a volte che si accavallano. Ore davanti al pc, dietro una scrivania o peggio sotto le grinfie del proprio capo. Non c’è supplizio peggiore di adorare la libertà e vedersela negata ogni giorno, settimana dopo settimana. “Non siamo nati per lavorare, il nostro tempo è prezioso”, diceva qualche anno fa José ‘Pepe’ Mujica e “quanto aveva ragione” avrà pensato la protagonista di questa triste storia. Le ore perse a non guardare un film, fare l’amore, stare con le persone più importanti, farsi una corsetta o andare in palestra. Niente di tutto ciò. E la storia che vi stiamo per raccontare è l’incredibile vicenda, reale, di una ragazza che ha preferito la morte al suo capo e al suo modo di lavorare. Il suo “carceriere”, se proprio vogliamo descriverlo con un eufemismo, si chiama Tadashi Ishi, 63 anni, uno dei manager più importanti del Giappone,che, ancora una volta torna sotto l’occhio del ciclone, sotto l’accusa di sfruttamento dei lavoratori. Questa volta però la situazione è grave tanto da spingere il manager, ai vertici del colosso pubblicitario Dentsu Inc., a convocare mercoledì una conferenza stampa e annunciare le sue prossime dimissioni per gennaio. Una conseguenza inevitabile dopo che l’ufficio del lavoro di Tokyo aveva aperto un’inchiesta sul suicidio di una giovane impiegata, Matsuri Takahashi, assunta nell’azienda nel aprile del 2015, toltasi la vita il giorno di Natale dello stesso anno. (Continua dopo la foto)








La giovane aveva raggiunto il suo punto di non ritorno, infatti stremata dalle 105 ore di straordinari settimanali, non ha più retto la pressione e ritmi incalzanti, decidendo così di porre fine alla sua carriera, e tragicamente alla sua vita, buttandosi da una finestra. Il Giappone conosce molto bene questo tipo di problema, che da tempo affligge il paese, tanto usare un termine specifico per la situazione “karoshi” ossia morte per eccesso di lavoro. A quanto testimonia la madre, la Takahashi, giovane promettente, laureata in una delle università più prestigiose del paese, si era lamentata più volte per le disumane condizioni di lavoro, come riporta il Corriere: “Il suo capo la accusava di non essere abbastanza brava e di non essere in grado di gestire i carichi di lavoro.

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Ora spero che in futuro non ci sia più un caso come quello di Matsuri”. Ora a pagare spetta proprio al prestigioso manager che ha deciso di assumersi le sue responsabilità: “Anche se abbiamo preso diverse contromisure, le condizioni di superlavoro non sono migliorate e per questo mi assumo la piena responsabilità dell’accaduto”. Una storia orribile che testimonia più che mai un problema reale alla quale tutti, non dobbiamo mai smettere di ribellarci.

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