“Orrore, ogni giorno era un orrore…”. Sopravvive a 13 anni di prigionia, abusi, violenze e solo ora decide di raccontare tutto. Viva per miracolo.


 

Una donna inglese, dopo parecchi anni dall’accaduto, decide di rivelare a tutti la sua orribile storia di abusi, scrivendola in un libro. Anna Ruston, il cui nome è stato cambiato per la sua sicurezza personale, è stata rapita e ripetutamente stuprata per 13 lunghi anni e costretta a stare anche con altri uomini, dallo stesso abusatore che poi ha venduto i quattro bambini che lei è stata costretta a portare in grembo. La ragazza era costretta a vivere in una piccola stanza e a usare una lattina in un angolo come toilet. Per 13 anni Anna ha sopportato quest’orrore, anni in cui ha vissuto con “Malik”, sua madre, suo fratello e le sue mogli, ma nessuno di loro l’ha mai aiutata. È terrificante che tutto ciò sia accaduto proprio in una strada dell’Inghilterra. L’odore di aglio riporta nella mente di Anna ricordi terrificanti, poiché quello era l’ odore che emanava l’uomo che abusava di lei. La sua storia ha una somiglianza agghiacciante con quella del mostro Austriaco Josef Fritzl che abusò di sua figlia per anni e la tenne chiusa in un seminterrato. Anna racconta al Mirror: “Posso ancora vedere quella stanza, l’angolo dove mi accovacciavo. Sebbene dopo un primo momento smisi di sentire dolore, penso che il mio corpo fosse ridotto al minimo”. “E posso ancora sentire quell’odore- della lattina che usavo per andare in bagno, l’odore di aglio che lui emanava. Ero arrivata al punto di non sapere più che vita stessi vivendo.” All’inizio Malik l’aveva riempita di attenzioni e invitata ad uscire per un tè, poi ad un tratto l’aveva presa e violentata prima di segregarla per 13 anni. (Continua a leggere dopo la foto) 



 

Con il cuore spezzato Anna parla di come la gioia fugace che aveva provato quando aveva saputo di essere incinta le fu strappata quando il suo abusatore vendette i suoi bambini. Lei riuscì a gestire la sua sanità mentale solo parlando con la sua balia morta, che la crebbe dopo che i suoi genitori le voltarono le spalle ma che morì quando Anna aveva dieci anni, e guardando la foto del suo primo fidanzato, Jamie. Non si è mai sentita abbastanza forte da raccogliere prove per provare a portare il suo abusatore davanti alla giustizia, nonostante gli appelli frequenti da parte della polizia. Ma come parte della sua terapia di riabilitazione ha scritto un libro, Secret Slave, che racconta dettagliatamente la sua tormentata vicenda. La sua storia è purtroppo simile a quelle di molte giovani ragazze bianche, abusate sessualmente da bande asiatiche in Inghilterra.

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La ragazza trovò infine il coraggio di far scivolare un foglio di carta verso un ospite occasionale e l’uomo ricevuto il messaggio le promise di aspettarla fuori dalla casa e che avrebbe fatto squillare il telefono tre volte quando la famiglia si sarebbe allontanata, per segnalarle che era il momento di fuggire. Quando lei sentì il telefono, iniziò a correre e fortunatamente la chiave di casa era sulla porta, cosa inusuale quando la famiglia era fuori casa. Da allora Anna ha ricostruito la sua vita insieme al ragazzo che aveva incontrato quando era un adolescente e a cui aveva pensato costantemente durante la sua prigionia, Jamie. Loro vivono insieme ai loro quattro figli e ora, all’età di 44 anni, è riuscita ad andare avanti, anche se non saprà mai cos’è successo ai quattro bambini che le sono stati strappati dall’uomo che l’ha rapita.

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