”Questo è un miracolo di Natale!”, dice Michela ancora incredula dopo aver ‘scartato’ il regalo dei suoi colleghi. ”E molti li conosco solo di vista”, aggiunge. Per la serie cose (molto) belle, ecco una storia da leggere e rileggere


 

Per la serie cose belle (ma belle, belle), arriva da Marostica, in provincia di Vicenza, una storia di solidarietà che merita di essere diffusa il più possibile, specie in questo periodo dell’anno in cui, decorazioni, feste e scorpacciate a parte, bisognerebbe essere più buoni. Ma per davvero. E allora, come riporta il Corriere del Veneto, ecco cosa è successo a Michela Lorenzin, giovane mamma di 34 anni e da circa 10 operaia alla Brenta Pcm, un’industria di Molvena che produce stampi per il settore automobilistico. Sua figlia si chiama Nicole, ha 6 anni ed è affetta da tetraparesi spastica, quindi ha bisogno di assistenza continua. Un’assistenza che però Michela, che ha finito tutti i permessi al lavoro, era diventata difficile. Impossibile quasi. Ma è qui che entrano in gioco i suoi colleghi, anche quelli che lei conosceva solo di vista. E il miracolo di Natale, come l’ha definito l’operaia stessa, prende forma. Hanno infatti deciso di farle un regalo che si è presto trasformato in una catena solidale in azienda. (Continua a leggere dopo la foto)



 

Ma partiamo dal principio, dalle difficoltà di Michela e suo marito. ”Di giorno – racconta la donna al Corriere –si stanca facilmente. Ma è durante la notte, quando le funzioni muscolari si abbassano ulteriormente, che le complicazioni sono più frequenti. Quando capita, le apparecchiature alle quali è collegata fanno scattare un allarme e Nicole rischia di soffocare. Io e mio marito dobbiamo intervenire, aiutarla a respirare, se occorre anche con un aspiratore che introduciamo dalla gola per liberare le vie aeree”. E adesso che Nicole ha bisogno di essere assistita costantemente, per Michela è impossibile andare al lavoro e i permessi li ha esauriti tutti. Così ha chiesto ai superiori di anticipare le ferie per stare accanto alla sua bambina. Un mese, poco più. ”Sono stati comprensivi – prosegue – mi hanno sostenuta, proponendomi anche un part-time. Purtroppo ho dovuto rifiutare perché non posso allontanarmi da mia figlia, neppure per poche ore al giorno”.

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Insomma, una situazione complicata per questa famiglia. Ma un giorno una collega di Michela va a trovarla e, per aiutarla, le dice: ”Ti regalo le mie ferie!”. La 34enne rimane sorpresa, la ringrazia ma pensa che non sia possibile farlo. E invece, grazie a una norma introdotta dal Jobs Act, si può. E così, grazie a quella collega tanto generosa, avrebbe potuto trascorrere qualche giorno in più con la sua piccola senza perdere il posto. Ma quando l’amica è tornata in fabbrica e ha raccontato la storia di Michela, anche gli altri dipendenti hanno voluto contribuire. ”A dicembre mi ha telefonato la responsabile del personale dicendomi che tanti colleghi erano disposti ad aiutarmi – continua la mamma di Nicole al Corriere – Ero contenta, pensavo di poter prorogare le ferie, magari di un paio di settimane… È stata lei ad annunciarmi che, complessivamente, i dipendenti dell’azienda avevano trasferito a mio favore cinque mesi di ferie!. Molti dipendenti li conosco soltanto di vista. Eppure hanno saputo fare un gesto di puro altruismo, arrivando a rinunciare, per me, a un po’ del tempo che invece avrebbero potuto trascorrere con le loro famiglie”.

L’happy ending, però, non è ancora finito. Michela ha scritto una lettera a chi la stava aiutando. Poche righe ma sentite di ringraziamento. Quel foglio è stato appeso alla bacheca dell’azienda, in modo che tutti potessero vederlo e il giorno successivo ha ricevuto un’altra telefonata: ”Era di nuovo la responsabile del personale, per comunicarmi che le ferie a mia disposizione sono improvvisamente salite a dieci mesi”. Ve l’avevamo detto che questa era una storia bellissima. Un piccolo miracolo di Natale.

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