“Addio alla più buona del mondo”. Morta a 37 anni, ha dato lavoro a 11mila poveri


Era conosciuta in tutto il mondo come “l’imprenditrice dei poveri”, per aver dato lavoro con le sue aziende ad oltre undicimila persone tra India e Africa. Leila Janah è morta lo scorso 24 gennaio nella sua casa a New York a causa di una grave malattia, un cancro che che ha colpito le cellule epiteliali, all’età di 37 anni.

Nata il 9 ottobre ’82 a Lewinston, New York, vicino alle cascate del Niagara, figlia di un ingegnere di origine indiana, Sahadev Chirayath, laureata in matematica e scienze, Leila ha cominciato a usare dieci anni fa il cognome della madre, Janah. Già dalla seconda media, quando la famiglia era in condizioni di povertà, aveva mostrato l’intenzione di voler fare qualcosa per gli altri e combattere la povertà. Leila decide unirsi alle associazioni di volontariato per aiutare chi aveva meno e inizia così la sua scalata al successo, che poi la porterà a dare lavoro a oltre undicimila persone tra l’India e l’Africa. (Continua a leggere dopo la foto)









Si era più volte mostrata sui suoi canali social senza capelli e molto dimagrita, tutta la sua combattività però non è servita e il 24 gennaio la sua lotta contro il male si è conclusa. Dopo aver frequentato l’università in California comincia a viaggiare in Africa per insegnare l’inglese ai bambini non vedenti e il continuo contatto con le popolazioni più povere porta la giovane a creare un progetto tutto suo decidendo di passare all’azione in prima persona. (Continua a leggere dopo la foto)






Nel 2008 fonda l’azienda Samasource, dal sanscrito “Sama” che vuol dire “eguale”, lavora in Kenia con l’obiettivo di assumere persone, facendole lavorare nel campo digitale, per fornire idee, dati, progetti e strumenti poi utilizzati nei campi più vari, dai videogiochi alla meccanica per auto. Il lavoro cresce e arrivano anche le collaborazioni con Google, Facebook, Microsoft, Getty Images e Walmart. Nel 2015 apre LXMI, una linea di cosmetici di lusso, che impiega centinaia di donne povere lungo la valle del Nilo, in gran parte in Uganda, per raccogliere le noci Nilotica e trasformarle in un burro che viene esportato negli Stati Uniti per essere utilizzato nella produzione dei prodotti per la cura della pelle. (Continua a leggere dopo la foto)



 

“Leila ha avuto una visione sul portare la dignità del lavoro e la promessa di uno stipendio e una vita dignitosa ai più poveri del mondo”, ha detto Kennedy Odede, fondatore e amministratore delegato di Shining Hope for Communities, un’organizzazione di base in Kenya con cui ha collaborato Samasource. “Ci mancherà la sua risata contagiosa, il suo spirito tenace e la sua capacità di ispirare tutti. Era una forza per il bene nel mondo”, di legge in una nota divulgata dalla sua azienda. Janah era diventata un volto famoso, anche per il suo fisico da modella. Ma in lei, dicono gli amici, c’era spazio solo per “l’estetica della solidarietà”.

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