‘’Ecco cos’ha causato l’esplosione’’. Svolta choc nello scoppio della palazzina di Milano che ha ucciso una coppia di fidanzati e una donna. La decisione degli inquirenti: ‘’C’è un indagato’’


 

Giuseppe Pellicanò, è stato iscritto nel registro degli indagati dalla Procura di Milano perché è sospettato di aver provocato la fuga di gas metano che dieci giorni fa ha distrutto la palazzina in via Brioschi 65. Nell’incidente erano morti la moglie, Micaela Masella, 43 anni, e due vicini di casa, Riccardo Maglianesi e Chiara Magnamassa, 27 anni, di origine marchigiana. La svolta dell’inchiesta si scopre da un “avviso di accertamento non ripetibile” in cui i pm Elio Ramondini e Nunzia Gatto chiedono la nomina di un perito all’indagato per effettuare accertamenti tecnici sulla fuga di gas.

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Gli inquirenti e gli investigatori che indagano sull’esplosione della palazzina hanno trovato il tubo del gas manomesso, svitato dal rubinetto a sfera sul muro e allacciato solo al piano cottura. Questi elementi hanno portato a ritenere che a provocare lo scoppio sia stato un gesto doloso attribuibile a Pellicanò in quanto – ora è stato accertato definitivamente – la fuga di gas è avvenuta all’interno dell’appartamento dove viveva con la moglie, che se ne stava andando di casa, e le due bambine. 

L’uomo, pubblicitario di 51 anni, in cura per una brutta depressione, anche per via del suo matrimonio in dirittura d’arrivo, ha ricevuto un’informazione di garanzia contestuale a un avviso di accertamento tecnico non ripetibile. 

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Ma dalle indagini finora svolte è anche emerso che nell’ appartamento di Pellicanò la mattina dell’esplosione ci sarebbero stati 47 metri cubi di gas metano e che, dalle rilevazioni dell’A2A sul contatore, la fuoriuscita è stata di 6 metri cubi all’ora. Si tratta di una quantità rilevantissima: basti pensare, è stato riferito, che per provocare un’esplosione è sufficiente un metro cubo e mezzo di gas metano. Inoltre, con questi dati inquirenti e investigatori hanno calcolato che il gas ha cominciato a fuoriuscire circa otto ore prima dello scoppio, cioè attorno all’una di notte.

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Come si legge nel documento notificato ai legali, tra cui il difensore di Pellicanò, l’avv. Giorgio Perroni, i pm chiedono di accertare ‘’la causa della fuoriuscita di gas’’ dall’abitazione dell’uomo, all’interno della quale è avvenuta l’esplosione, ‘’con particolare riferimento alla manomissione volontaria dell’ impianto del gas o di parti dell’impianto’’.

E poi, tra l’altro, la conformità alla norma comunitaria ‘’del tubo flessibile in acciaio’’ trovato ‘’smontato’’, o meglio svitato, dal rubinetto sulla parete della cucina e ‘’allacciato’’ solamente al piano cottura e l’eventuale esistenza di graffiature ‘’compatibili con lo smontaggio’’. Nell’accertamento irripetibile si chiede anche ai consulenti di individuare eventuali tracce biologiche e impronte digitali sul tubo e sulle ‘’parti dell’impianto del gas che sono risultate manomesse’’.

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