“Vattene, i neri non entrano”. La storia dell’ex calciatore cacciato dal locale: “Non ci volevo credere”


La triste storia quotidiana di odio e di razzismo arriva stavolta da Venezia, precisamente da Chioggia. Protagonista è il ragazzo della foto qui in basso. Si chiama Pietro e ha solo diciotto anni. A vederlo è un ragazzo come tanti, ma ha delle qualità particolari: sa giocare bene a calcio, infatti ha giocato con la Spal, e gli piace studiare. L’ultimo anno lo ha passato in California, per un corso. È in compagnia di tre amici quando decide di farsi un aperitivo in spiaggia.

Scelgono di andare al Cayo Blanco di Sottomarina, un locale molto in e frequentatissimo, qui si esibiscono grandi dj e ogni sera c’è il pienone. Gli amici entrano, ma quando è il momento di Pietro, ecco che i buttafuori gli bloccano l’ingresso. Il motivo? La sua pelle. “Oggi non facciamo entrare persone di colore” gli dicono. La decisione è stata presa dalla direzione visto che negli ultimi giorni si erano verificati dei furti sospetti nel locale. Continua a leggere dopo la foto.



Pietro però è un ragazzo deciso. Sa che davanti alle ingiustizie non si può restare inermi. Così il giorno dopo, insieme al suo avvocato, si presenta in caserma e sporge denuncia. Viene aperta un’indagine, i due uomini della sicurezza vengono segnalati in procura e il questore di Venezia Maurizio Masciopinto decide di chiudere il locale per due settimane. Subito i proprietari urlano allo scandalo: “Non è vero, il ragazzo mente”. Ma le indagini del questore provano altro. Come che questo di Pietro fosse solo l’ultimo degli episodi di razzismo in questo luogo. Continua a leggere dopo la foto.


“Escalation di episodi razzisti e violenti ai danni dei clienti”, così si legge nell’informativa delle Forze dell’Ordine. “Mi sento escluso e umiliato – ha raccontato Pietro – Non ci volevo credere quando il buttafuori mi ha risposto che aveva avuto ordini dall’alto di non fare entrare gli africani. Ho provato più volte a fargli vedere il documento, a dirgli che sono italiano, che la mia famiglia è di Adria. Ma niente. E quando ho telefonato a mia mamma pure lei era incredula tanto che mi ha quasi rimproverato. avrai capito male, su, vai a riparlargli e così ho fatto, Ma non è servito”. Continua a leggere dopo la foto.


Prima di Pietro, un altro 43enne nero “è stato prima spintonato fuori dal locale e, a seguito della sua reazione, violentemente colpito dai buttafuori con calci e pugni che gli hanno causato la frattura del perone e della mascella”. Questa è l’Italia dell’odio e della paura, nel 2019.

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