Julen come Alfredino Rampi, Ciccio e Tore: la storia dei bimbi caduti nel pozzo


Proseguono le operazioni per il salvataggio del piccolo Julen, caduto in un pozzo a Totalán, vicino Malaga, lo scorso 13 gennaio. Gli operai hanno terminato intorno alle 14 di oggi, 24 gennaio, i lavori di sistemazione della piattaforma per accedere al pozzo verticale scavato parallelamente a quello nel quale Julen, di soli 2 anni, è precipitato. La vicenda di Julen ricorda quella di Alfredino Rampi, il bimbo caduto in un pozzo a Vermicino. Come lui, anche Ciccio e Tore di Gravina.

L’incidente di Vermicino fu un caso di cronaca nera italiana del 1981, in cui perse la vita Alfredo Rampi detto Alfredino (Roma 11 aprile 1975 – Vermicino 13 giugno 1981), caduto in un pozzo artesiano in via Sant’Ireneo, in località Selvotta, una piccola frazione di campagna vicino a Frascati, situata lungo la via di Vermicino, che collega Roma sud a Frascati nord. Dopo quasi tre giorni di tentativi falliti di salvataggio, Alfredino morì dentro il pozzo, a una profondità di 60 metri. La vicenda ebbe grande risalto sulla stampa e nell’opinione pubblica italiana, con la diretta televisiva della Rai durante le ultime 18 ore del caso. (Continua a leggere dopo la foto)



La nonna Veja ipotizzò per prima che Alfredo fosse caduto in un pozzo profondo circa 80 metri, recentemente scavato in un terreno adiacente, dove si stava costruendo una nuova abitazione; il pozzo venne tuttavia trovato coperto da una lamiera tenuta ferma da sassi. Un agente di polizia, il brigadiere Giorgio Serranti, quando venne a conoscenza dell’esistenza del pozzo, sebbene gli fosse stato detto che era coperto, pretese di ispezionarlo ugualmente e, fatta rimuovere la lamiera, infilò la sua testa nell’imboccatura, riuscendo così a sentire i flebili lamenti di Alfredo. Tre giorni dopo la scomparsa il bambino fu dichiarato morto. Il corpo, invece, venne recuperato solo 28 giorni dopo. (Continua a leggere dopo la foto)




Il caso dei bambini pugliesi – Ciccio e Tore, così vengono affettuosamente chiamati i ragazzi, vivono da 20 giorni con il padre. I genitori sono separati dal 1997, ma solo da poco il Tribunale per i minorenni di Bari ha affidato i due ragazzi al papà Filippo che, da tempo, vive con la nuova compagna Maria, le due figlie adolescenti di lei e una bimba di 3 anni, nata dalla loro unione. La primogenita va a stare con mamma Rosa che, intanto, si è rifatta una vita a Santeramo in Colle con il nuovo compagno 60enne. Il pomeriggio del 5 giugno i due ragazzi escono a giocare come fanno di solito. (Continua a leggere dopo la foto)

 


La sera, però, non tornano a casa: alle 23 e 50 Filippo ne denuncia la scomparsa al vicino commissariato di Gravina. Le volanti dei militari partono alla ricerca dei due bimbi, ma più passa il tempo e più le probabilità di trovarli vivi si riducono. E il tempo passa. Intanto la notizia ha scosso la tranquillità della cittadina pugliese e in paese si comincia a mormorare di pedofili, orchi, di nomadi che rapiscono i bambini. In famiglia, nel frattempo, i genitori cominciano a sospettare l’uno dell’altro.

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