Autismo, Gianluca Nicoletti, giornalista ma soprattutto papà di Tommy, 16enne chiuso da sempre nel silenzio, confessa la sua vera paura per il futuro del figlio


 

Disabili psichici e affetti da autismo picchiati e derisi da quelle persone che, invece, dovrebbero proteggerli. È la cruda sintesi delle cronache delle ultime settimane. 

Lunedì 8 febbraio 10 persone vengono arrestate. Lo scenario è quello del Villaggio Eugenio Litta, struttura fondata nel 1974 e gestito dai padri camilliani, a Grottaferrata, dove per mesi 16 giovani ricoverati per problemi neuropsichiatrici, 5 dei quali minori di 14 anni, sono stati oggetto di comportamenti violenti dal personale sanitario. Le immagini diffuse dalle telecamere nascoste dei Nas non lasciano dubbi: calci, schiaffi e sputi ai piccoli pazienti inermi e terrorizzati. 

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Sette giorni dopo le cronache tornano a parlare del problema. Lo scenario cambia, siamo in Sardegna, un paesino a pochi chilometri da Cagliari. A Decimomannu le telecamere dei carabinieri mostrano, ancora una volta, maltrattamenti, percosse, lesioni personali nei confronti degli ospiti affetti da gravi forme di disabilità.

I ragazzi (36 tra uomini e donne) venivano aggrediti verbalmente e fisicamente, costretti ad aspettare nudi davanti agli unici due bagni per fare le docce, poi venivano asciugati con un solo asciugamani o addirittura con gli stracci. L’operazione dei carabinieri ha portato alla sospensione dal servizio per sei mesi di 12 tra operatori sanitari e infermieri e di due amministratori della struttura Aias, Associazione Italiana Assistenza Spastici.

Gianluca Nicoletti, giornalista di Radio24, è tornato a parlare dell’autismo e degli ultimi casi di cronaca che hanno avuto come protagonisti ragazzi e ragazze, spesso segregati e non in grado di raccontare la violenza subita.

Nicoletti, padre attento di un ragazzo che oggi ha 16 anni, chiuso da sempre nel silenzio dell’autismo, ha scritto un toccante articolo sul blog ‘’Per noi autistici’’, raccontando e denunciando, in modo chiaro e crudo, una condizione nella quale troppo spesso vive chi ha a che fare con una disabilità. 

‘’Vorrei se possibile far capire anche agli altri che mi sono sempre stati amici, – spiega – che hanno vite magari segnate da esperienze dolorose, ma che non hanno idea del massacro mentale che può provocare avere un pensiero fisso e indelebile sulla sorte di un proprio figliolo. Guardate bene non parlo di un figliolo come tutti quanti: cioè un po’ stronzo, un po’ tenero. Quello per capirci che un po’ ti sta sulle scatole, ma  un po’ lo assolvi da tutto perché in fondo hai contribuito tu alla sua venuta al mondo e quindi sai che devi fartene carico, ma speri sempre che prima possibile ce la faccia a correre con le sue gambe e ti auguri che con lui la vita sia indulgente in più possibile’’.

‘’Ma un pensiero fisso e straziante non ti abbandona: vedi quel ragazzone inerme e tenero, per quanto sembri possente come un orco, nelle mani di quei  lazzaroni di operatori con i guanti e il camice. Lo vedi nudo buttato per terra, terrorizzato che si copre le orecchie e chiude gli occhi, lo vedi preso a calci, trascinato per terra sbeffeggiato e irriso. Lo vedi nelle condizioni dei poveri uomini e donne di Decimomannu, di cui abbiamo raccontato oggi lo strazio’’.

‘’Ecco amici – scrive Nicoletti agli amici – perché non sono più lo stesso: più vedo, più leggo e più scrivo di queste cose, più immagino il mio Tommy e i suoi teppautistici compagni di viaggio già sulla tradotta per essere deportati in uno di quei lager, quando io non ce la farò proprio più a tenerlo con me’’.

E allora, che ne sarà di Tommy e dei ragazzi autistici quando i genitori non potranno più proteggerli? Per Nicoletti la città ideale per suo figlio e gli altri autistici si chiama Insettopia. Non un ghetto, ma un luogo dove persone ‘’riescano a vivere felici e sicuri, in contatto con chiunque, ma protetti”. Un mondo dove la diversità diventa normalità.

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