“Il messaggio di De André è nascosto qui…”. Dori Ghezzi lo dice per la prima volta. “Era il suo motto, e lo ha infilato in una canzone”. Quale? Una storia davvero affascinante


 

Fabrizio De André è Fabrizio De André, ogni volta che si parla di lui è come aprire una finestra sul mondo e sull’essere umano. Dori Ghezzi ha ancora qualcosa da raccontare di lui, nonostante le mille interviste già fatte, i documentari, il film, persino. “Il messaggio di Fabrizio è nascosto nei versi. Lui non indica soluzioni. Non è mai giudicante, non è mai moralista. Racconta di cose che il suo stile e la sua timbrica rendono subito importanti e lascia chi ascolta trarre le conclusioni”. Sulle pagine del Corriere della sera, Dori Ghezzi ricorda Fabrizio De André: il suo primo incontro, la sua musica, la sua unicità. Il motto del cantautore scomparso, dice Ghezzi, è racchiusa in un verso del Cantico dei drogati: ‘”Tu che m’ascolti insegnami’. Un macigno. All’inizio i concerti lo spaventavano, poi ci prese gusto. La vicinanza con la gente o caricava. La cosa che mi affascina di più nella scrittura di Fabrizio? La capacità di raccontare verità agghiaccianti col gusto della metafora”. (Continua a leggere dopo la foto)



“Lui era curioso. Aveva fame di conoscenza. I grandi imparano dai grandi. E hanno questa umiltà”. Ghezzi ricorda il loro rapporto, la sua abitudine di invadere il letto con libri e posacenere. Era impossibile dormire con lui, avevano differenti abitudini, ma questo non incise sui loro rapporti. “Il mio primo incontro con Fabrizio ebbe luogo negli studi milanesi di via Barletta a Milano. Mi avvicinò durante una pausa e mi invitò nella sala d’incisione e dove aveva appena messo le parole su quella musica intitolandola ‘Valzer per un amore’. Il testo invita una donna a non attendere la vecchiaia per donarsi all’amore ed era un invito elegante e nello stesso tempo esplicito. Con me ha funzionato. Ancora mi commuove”. (Continua a leggere dopo le foto)



 

“Canzone dedicate a me? Hotel Supramonte, scritta all’indomani del rapimento. Ma lui mi disse chiaramente: ‘Nelle mie canzoni trasformo la gente, invece tu devi sempre restare quella che sei’. Non mi sono mai sentita una Musa. Quel che mi interessava di più era un rapporto normale nella quotidianità. C’è una canzone che lui ammette di avermi dedicato, ma non mi disse mai quale”.

 

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