“Signora, morirà presto”. Appena nata non arrivava a un chilo per 46 centimetri di lunghezza. Era più piccola di una bambola e la davano per spacciata. Ma Sophia, sebbene minuscola, ha lottato come una guerriera. La storia di questa ‘Pollicina’ è incredibile: eccola oggi


La storia di Sophia inizia quando la sua mamma era appena alla 19esima settimana di gestazione. I dottori che seguivano Effie Panayiotou (29 anni) si sono accorti che qualcosa non andava. Il feto infatti non stava crescendo come avrebbe dovuto. Alla sua mamma quindi venne consigliato di fare un cesareo programmato alla 36esima settimana di gravidanza. La piccola venne al mondo e pesava meno di 1 kg e misurava 46 cm. Decisamente al di sotto della media. La bimba è rimasta in ospedale per 3 settimane sotto stretto controllo. Fortunatamente i test per scoprire se aveva difetti cromosomici erano tutti negativi.

Ma purtroppo nonostante la dieta altamente calorica Sophia non prendeva peso e non riusciva a crescere come avrebbe dovuto. La bambina, che, come racconta la mamma, era più piccola della bambola che aveva comperato per lei, ha così trascorso i suoi primi 20 giorni di vita nel reparto di terapia intensiva prima di poter tornare a casa insieme ai suoi genitori, Effie e Mark (39 anni). A 8 mesi pesava circa 5 kg. ed era alta 61 cm. Ulteriori analisi spinsero i medici, che si basavano per lo più sulle dimensioni della bambina e sulle sue caratteristiche facciali, a ipotizzare che la stessa fosse affetta dalla sindrome di Robinow, una malattia genetica rara che oggi colpisce circa 200 persone in tutto il mondo. (continua dopo la foto)



Questa patologia è caratterizzata dall’accorciamento degli arti e da alcune anomalie di testa, viso e genitali esterni. Dopo essere finalmente riusciti a dare un nome alla condizione della loro bambina, e dopo esser stati rassicurati del fatto che tale sindrome non costituisse una limitazione, Effie e Mark hanno potuto finalmente concentrarsi su ciò che li impensieriva di più. Purtroppo, all’età di 9 mesi Sophia non riusciva a restare seduta. “Ero molto preoccupata – ha spiegato Effie – perché aveva la forza di girare le pagine ma non aveva la forza di sedersi”. Ma non solo. Dopo aver spento la sua prima candelina, la piccola Pollicina, così soprannominata dalla stampa straniera, non mostrò alcun miglioramento nel linguaggio, al contrario smise di pronunciare le sole due parole, mamma e cane, che aveva iniziato a dire a soli 5 mesi. Da quel momento è iniziato il suo lungo percorso riabilitativo fatto di terapie fisiche grazie alle quali è riuscita ad ottenere dei miglioramenti dal punto di vista motorio. A 2 anni e mezzo Sophia ha iniziato finalmente a camminare. Prima di ottenere tale risultato però i suoi genitori hanno dovuto affrontare una nuova diagnosi che si è rivelata essere una sfida ben più grande della prima, soprattutto per Sophia. (continua dopo le foto)



  

 


Dopo il suo secondo compleanno, i medici le hanno diagnosticato un autismo ad alto funzionamento (high-functioning), ossia una forma di autismo riscontrata nei bambini che posseggono buone capacità cognitive. Successivamente, quando la piccola Pollicina aveva circa 22 mesi, venne esclusa l’ipotesi della sindrome di Robinow visto che la piccola non mostrava uno dei sintomi più rilevanti di tale malattia, ossia la dimensione della testa, molto più grande rispetto al resto del corpo. La famiglia è così tornata al punto di partenza. Attualmente non si conoscono le reali cause che comportano il ritardato sviluppo della piccola Sophia. Nonostante ciò, come ha raccontato di recente la stessa Effie, anche attraverso la pagina Facebook dedicata alla sua piccola principessa, “A kouklitsa called Sophia”, la bambina ha sviluppato una forte personalità e, nonostante sia molto più piccola della media, svolge le stesse attività di un suo coetaneo. Oggi Sophia ha 4 anni e dall’ultimo controllo è risultata cresciuta, ora è alta 88 centimetri e pesa 12 Kg, un grande progresso premiato con la soddisfazione di poter finalmente avere la sua prima vera bicicletta.

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