“Lo rifarei ancora, però…”. Choc in Sardegna: vede un ragazzo che sta per annegare e lui, disabile, getta le sue stampelle e si tuffa per salvarlo. Una volta compiuta l’impresa, però, l’amaro finale. Cosa è successo


 

Una storia toccante e che al tempo stesso, per il suo risvolto, fa anche molto riflettere. “Lo rifarei altre cento volte. Quell’uomo rischiava di annegare, era in difficoltà, ma mi aspettavo almeno un gesto di riconoscenza. Ora provo solo amarezza”, così Francesco Delpiano, cinquantenne nuorese, racconta al quotidiano locale ‘L’Unione Sarda’ il suo gesto di altruismo che ha permesso di salvare nei giorni scorsi un uomo dalle acque della Sardegna ma concluso in una maniera che non si aspettava. L’episodio martedì scorso nelle acque davanti all’isola di Tavolara, in provincia di Olbia. Una giornata come le altre con il mare un po’ mosso ma interrotta improvvisamente dalle urla di un uomo in mare e da quelle della sua famiglia. “Una donna correva disperata, insieme a una bambina l’istinto è mio compagno, da sempre, e mi sono tuffato” ha raccontato Delpiano. L’ex ingegnere si è sbarazzato delle stampelle che lo accompagnano da quanto ha avuto un terribile incidente anni fa e ha riportato a riva il bagnante in difficoltà. Poi l’inattesa scena. “Con poche bracciate ho soccorso quell’uomo di mezza età, dall’accento laziale. L’ho tranquillizzato e trascinato per cento metri fin dove toccava. (Continua a leggere dopo la foto)



La moglie e la bambina, terrorizzate, lo hanno preso in consegna. “Poi, lui si è diretto verso il suo ombrellone, come se niente fosse” ha ricostruito Delpiano che dopo i danni permanenti di un incidente stradale è rinato proprio con il nuoto. “Nemmeno un grazie. A volte mi domando: siamo connessi? Che società è questa, che valori? Parlo così perché tantissimi anni fa ho rischiato di morire, in acqua, a Cala Mariolu. In quella circostanza sono stato salvato da un uomo, Giuseppe Ciusa: non smetterò mai di ringraziarlo. Gli sarò sempre grato” ha concluso Delpiano. (Continua a leggere dopo le foto)



 

Francesco poi racconta il suo incidente: “Venerdì 17 febbraio 2000. Di quel giorno, l’ultimo mio ricordo è l’immagine della portiera della mia auto che non riuscirò mai ad aprire: pochi attimi prima che lo facessi, una macchina che proveniva contromano mi ha investito. Mi sono risvegliato nel letto dell’ospedale di Sassari, incapace di muovere la gamba sinistra. A Sassari stavo seguendo la costruzione della metropolitana cittadina, per conto di una delle più importanti società italiane impegnate nella realizzazione di opere pubbliche. Avevo 33 anni ed ero uno dei tre più giovani ingegneri italiani a rivestire quel ruolo. Una carriera in ascesa, e in un attimo mi sono ritrovato privo di tutto”.

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